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L'8 settembre 1943...

...iniziava una guerra civile destinata ad insanguinare l'Italia almeno fino al 1946, e a dividere gli italiani per oltre 60 anni.

Le polemiche di questi giorni, ci ricordano che si tratta di una divisione che brucia infatti ancora oggi, alimentata dall'odio tutto ideologico dei figliocci e dei nipotini dei resistenti, un odio cieco che respinge ogni lettura storica, nel senso scientifico del termine, che non sia in linea con la lettura ideologica della storia del nostro paese imposta dai vincitori stessi. Al fine ovviamente di conservare la propria egemonia culturale, finita però ormai da tempo, come anche le ultime elezioni hanno dimostrato: lo spettro del fascismo storico, che si manifesterebbe ovunque, dalle scuole fino forse alle autostrade, non spaventa più nessuno, e questo ingenera nei volenterosi portatori di odio un insolito nervosismo, che li porta a rincarare ogni volta la dose, sempre più estremi, sempre più soli.

Il tempo qualcuno diceva, è galantuomo: non è stato così per i reduci della Repubblica Sociale Italiana, coloro che l'8 settembre furono 'vittime' del proprio orgoglio, che non vollero tradire l'alleato nè il proprio esercito; ragazzi cresciuti nel Ventennio, combattenti generosi per l'Onore d'Italia, e certo, anche per il fascismo, trattati come una immensa e unica massa di criminali.

Non è stato galantuomo ab contrario con le centinaia, forse migliaia, di criminali, che militarono nelle file partigiane, trattati invece come una unica massa di eroi, all'interno della quale rimasero impuniti migliaia di assassinii che nulla c'entravano con la guerra.

Non lo è stato con i cosidetti liberatori, gli angloamericani, che hanno provocato con i loro bombardamenti (che molti cresciuti nella scuola antifascista degli ultimi 60 anni attribuiscono invece ai tedeschi) migliaia di vittime tra i civili italiani, senza dimenticare i danni irreparabili ai monumenti e all'architettura di decine di città e cittadine italiane del centronord; crimini di guerra, questi almeno, rimasti impuniti.

Non lo è stato con le decine di vittime dell'antifascismo militante, che specie dal '68, oltre ad essere il pretesto per emarginare una intera area politica, ha casuato decine di vittime.

Chi ha pagato troppo, chi non ha pagato e non pagherà mai.

Questo ovviamente non per fare di tutta l'erba un fascio, la guerra brutta e cattiva, tutti criminali e quindi tutti assolti. Il contrario: le distinzioni sono necessarie, i fatti, le prospettive, analizzati tutti, per formare un giudizio più complesso, che non utilizzi le categorie morali del buono e cattivo, della cattiva e della buona fede (esiste anche una archeologia delle coscienze da recuperare nelle fosse?), ma quelle storiche dei fatti e dei documenti, delle cause e dei comportamenti, delle conseguenze.

Tutto quello di cui insomma i sacerdoti dell'odio antifascista temono, perchè ogni mattoncino di quella verità storica morale che si sono costruiti che si sgretola rischia di inclinare il muro della cittadella all'interno del quale si sono chiusi, travolgendoli. Paura.

 

Pubblicato il 15/9/2008 alle 22.26 nella rubrica Diario.

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