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Le passioni più belle, sentite,
vissute, sono quelle che potenzialmente
possono fare più male, ma ti danno
la forza di stringere i denti, sopportare,
andare avanti,superare...
daje Gabriè!!!

"Colui il quale canta al dio
un canto di speranza,
vedrà compiersi il suo voto". 

                               Eschilo d'Eleusi 










...Ma quanto manca??

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Le Legioni romane marciano ancora per il
mondo alla riconquista dell'Impero!



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A MODO NOSTRO





Nessuno ci priverà mai della voglia e della spregiudicatezza di vivere
la vita e le nostre passioni fino in fondo, come piace a noi,
 
A Modo Nostro!






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La Strage non è fascista!

Verità per l'Italia e per le vittime della strage di Bologna

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Ciao Davide...







Viva la SANA, vecchia e cara Europa!!!





7 aprile 2008

I templari

 


“Sui templari se ne sono sentite ormai di tutti i colori. A ristabilire la verità storica, in un lineare, cristallino e irreprensibile libretto dall’imponente documentazione è Barbara Frale”

                                                                                                            Franco Cardini




Confrontarsi con la storia dell’Ordine del Tempio non è stato negli ultimi anni molto semplice; secoli di dicerie, leggende, illazioni e costruzioni fantastoriche, hanno intorbidito il ricordo di una confraternita che di fatto ha smesso di esistere più di settecento anni fa. Le speculazioni successive, che vanno sotto il nome di ‘templarismo’, hanno deformato anche il percorso storico del Tempio.

Il merito del libro della Frale, ufficiale dell’Archivio di Stato Segreto Vaticano, è proprio quello di ripulire la storia dei templari dalle incrostazioni del templarismo, proponendo un libro agile, a metà tra saggio e opera storica, fornendo così una base chiara per chiunque fosse interessato a conoscere cosa fu davvero dal punto di vista storico l’Ordine del Tempio, campione del periodo delle Crociate, che però non sfuggì a tutti quelli che furono i vizi connessi a quel periodo di grande mobilitazione spirituale ed ideologica.

Il Tempio rimane espressione di una speranza, di un sogno, quello dell’unione perfetta tra lavoro e liberalità,tra spiritualità e marzialità, tra spirito di cavalleria e carità, studio dei testi sacri e studio delle armi. Pensiero e Azione.

 


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2 settembre 2007

Avventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche...

 

"Dopo aver descritto un mondo caotico, larvale, illusorio, mi sono impegnato ora a parlare dell’esistenza di un altro mondo, più reale, più coerente, dove esiste del bene, del bello, del vero - nella misura in cui i contatti che ho potuto avere con tale mondo mi danno il diritto ed il dovere di parlarne. Sto scrivendo un racconto piuttosto lungo nel quale si vedrà un gruppo di essere umani che hanno capito di essere in prigione, che hanno capito di dovere, prima di tutto, rinunciare a questa prigione (perché il dramma è l’attaccarvisi), e che partono in cerca di una umanità superiore, libera dalla prigione, presso la quale essi potranno trovare l’aiuto necessario. E lo trovano, perché alcuni compagni e io abbiamo realmente trovato la porta. Solo a partire da questa porta comincia una vita reale. Questo racconto avrà la forma di un romanzo d’avventure intitolato il “Monte Analogo”: è la montagna simbolica che unisce il Cielo alla Terra; via che deve materialmente, umanamente esistere, perché se no, la situazione sarebbe senza speranza…"

Renè Daumal

(In una lettera del 24 febbraio 1940)



“Se fai uno scivolone, una caduta non grave, non avere un attimo di interruzione, ma già nel rialzarti riprendi la cadenza della tua marcia. Imprimiti bene nella memoria le circostanze della caduta, ma non permettere al corpo di rimasticarne il ricordo. Il corpo cerca sempre di rendersi interessante con i suoi tremiti, il suo ansimare, le sue palpitazioni, i suoi brividi, i suoi sudori, i suoi crampi; ma è molto sensibile al disprezzo e all’indifferenza che il suo padrone gli dimostra. Se sente che quest’ultimo non si lascia impressionare dalle sue geremiadi, se capisce che non c’è niente da fare per impietosirlo, allora riprende il suo posto, e compie docilmente il suo dovere”.

                    
                                                                                                                    Renè Daumal
                                                                                                                  Il Monte Analogo
                                                                                                                        @1952
                                                                                                                        Adelphi


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15 gennaio 2007

Europa: le radici cristiane

    "So bene, che dopo un profondo processo di laicizzazione, l'identificazione tra identità cristiana e identità europea può sorprendere o allarmare. Ma la cristianità non è il cristianesimo, così come non la si può appiattire su nessuna Chiesa storica. La cristianità è per l'Europa, il senso attivo, costruttivo, concreto del suo passato; è la consapevolezza della storia, senza la quale non si costruisce nessun futuro; è la scommessa della solidarietà, che propone un cammino politico e sociale in cui il demenziale neoliberismo al quale sembrano ormai conquistate Destra e Sinistra non può avere posto. L'Europa delle banche e delle imprese non significa nulla, se non riesce a riconoscersi in quella delle cattedrali; l'unità europea si fa con le grandi idee, con la tradizione, con la cultura, non con le quote del latte e con le discussioni sul serpente monetario.
    Ecco perchè è nata questa breve riflessione sulla patria europea e sulle sue radici. Guai a chi, posta la mano all'aratro, si volta indietro; così sta scritto. Ma alle spalle di chi ara vi sono i campi arati e solo se si conosce il terreno su cui poggiano i piedi, i solchi vengono su dritti e la messe cresce abbondante.
    Questo terreno è la nostra storia comune. Conoscerlo e amarlo è il primo passo per costruire il domani".

                                                                                                Franco Cardini
                                                                                        Europa: Le radici cristiane
                                                                                                Il Cerchio, 2002




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9 novembre 2006

L'ECUMENISMO DELLA MISTICA DELLA GUERRA

"La mistica della guerra" è un saggio avvincente ed appassionante sul confronto tra la spiritualità del guerriero nel cristianesimo e nell'islam. L'autore, Dag Tessore, non ha paura di infrangere i tabù contemporanei, che vorrebbero descrivere un cristianesimo pacifista attaccato da un islam figlio della guerra. Il cristianesimo come l'islam, hanno una propria mistica della guerra, per certi versi molto simile. E negarlo, di fronte ai testi che Tessore cita, è perlomeno opera difficile.

Parlare di certi argomenti in periodo di presunto scontro di civiltà, è utile per guardarsi dentro, ed avere il coraggio di scendere in profondità nell'analisi della nostra e dell'altrui identità, per comprenderne le somiglianze, ed apprezzarne le differenze. Anche a costo di dolorose ammissioni e di coraggiose prese di coscienza.

Perchè la religione è una parte ineliminabile della nostra cultura di essere umani, e non di europei o arabi. Come la guerra.



Di seguito riproduco un passo del libro che ritengo più illuminante nella sua sinteticità:

“Questo libro è (..) dedicato specificamente al tema della guerra santa nell’islam e nel cristianesimo. La scelta è dovuta al fatto che queste due religioni si presentano molto simili su tale questione: d’altronde questa affinità è generalmente ignorata o negata ( sia dai cristiani che dai musulmani ) e ci pareva quindi urgente e doveroso riaffermarla. Inoltre l’islam è la religione che più di ogni altra si impone sulla scena dell’attualità per il suo ricorso alle armi in nome della fede. (..) La scelta di dilungarci sulla spiritualità guerriera nel cristianesimo è motivata anche dal carattere pacifista che per lo più si attribuisce a questa religione.

(..) La violenza in nome della fede, fortemente presente nelle tre religioni rivelate ( ebraismo, cristianesimo, islam ) non è la conseguenza della convinzione di possedere l’unica verità; infatti, anche le altre religioni, come l’induismo e il buddismo, più relative e tolleranti, hanno sviluppato una spiritualità della guerra. Questa dunque affonda le radici non tanto ( o non solo ) in una difesa strenua della verità posseduta e in un desiderio di convertire tutti a questa verità, quanto in una sorta di attrazione quasi viscerale verso quella realtà misteriosa che è la morte. La guerra santa in tutte le religioni ( ivi compreso il cristianesimo e l’islam ) , prima di tutto e al di là di ogni sua giustificazione teologica o etica un anelito ancestrale, un cammino mistico di “ritorno al sangue”. E paradossalmente è proprio la guerra, questo ponte teso tra la vita e la morte, questo guardare in faccia le forze primordiali della natura e dell’uomo, ad accomunare le diverse religioni dell’umanità, in una singolare unità ecumenica”

 tratto da:
"La mistica della guerra"
di Dag Tessore
Editrice Fazi tascabili                                                                                                        

                                                                                                                                                                    

 




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11 settembre 2006

Sandor Marai

“Lo scrittore che tra miseria e distruzione – che in guerra e in pace sono la condizione umana – si giustifica e assicura di <<sentire sinceramente>> quel che scrive, dimentica la regola secondo cui non esiste letteratura <<sincera>>. Nella letteratura, come nella vita, solo chi tace è <<sincero>>: nell’attimo in cui qualcuno parla a un pubblico non è più <<sincero>>, ma scrittore o attore, perché uomo che civetta”.

 

 

Sandor Marai

“Terra, Terra”

(p. 136 – 137)




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3 maggio 2006

Pillole di saggezza



"E poichè gli alti esempi ci muovono all'imitazione, io giurai, di fronte a quel capo mozzo, che in futuro, in qualsiasi istante, avrei preferito morire in solitudine, tra uomini liberi, piuttosto che trionfare in mezzo a un branco di servi."

E. Junger
"Sulle Scogliere di Marmo"




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18 aprile 2006

SULLE SCOGLIERE DI MARMO



Castello di Sperlinga (Sicilia) - Castello medievale scavato nella roccia

“Se da quelle balze rocciose noi contemplavamo le città erette dall’uomo per suo albergo e conforto, per viverci e per adorarvi gli déi, gli evi si confondevano l’un l’altro ai nostri sguardi, e quasi uscendo dai sepolcri aperti, i morti invisibilmente si radunavano intorno a noi. Essi, i morti, sono sempre a noi vicini, quando il nostro sguardo si posa pieno d’amore su paesi edificati in antiche età, e come l’opera loro prosegue a vivere in quelle pietre e nel solco dei campi, così il loro spirito alia fedelmente protettore sui paesi e sulla terra”.

 

Ernst Junger

“Sulle Scogliere di Marmo”




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9 marzo 2006

Manifesto per una rinascita europea

La minaccia dell'omologazione senza precedenti che plana sul mondo conduce per converso a degli scatti d'identità: irridentismi sanguinari, nazionalismi convulsi e sciovinisti, tribalismi selvaggi ecc. La responsabilità di questi atteggiamenti perniciosi va, in primo luogo alla mondializzazione (politica, economica, tecnologica, finanziaria) che li ha prodotti. Negando agli individui il diritto di iscriversi nelle eredità collettive ereditate dalla storia, imponendo un modello uniforme di rappresentazione.
(...)
Lo sradicamento è una patologia sociale dei nostri tempi, che rende gli individui maggiormente vulnerabili ai condizionamenti. Le radici implicano nella maggioranza dei casi un territorio, poichè l'uomo è un animale territoriale. Ma esse rinviano ad una problematica più vasta quella dell'appartenenza, che può essere vissuta anche in modo non territoriale.
La questione dell'identità e dell'appartenenza è chiamata ad assumere una importanza sempre più grande nei decenni a venire.
(...)
Di fronte all'utopia universalista e agli scatti particolari, bisogna affermare la forza e la normalità delle differenze, che non sono nè uno stato transitorio verso una unità superiore, nè un dettaglio accessorio di vita privata, ma la sostanza stessa dell'esistenza sociale.
I popoli non sono solo una semplice addizione di atomi individuali, ma delle entità dotate di una propria personalità che si è forgiata nella storia.
(...)
La cittadinanza designa a volte l'appartenenza, il vassallaggio e la partecipazione ad una vita pubblica che si distribuisce su più livelli: si può essere cittadini del proprio quartiere, della propria città, della propria regione, della nazione e dell'Europa, a seconda della natura del potere devoluto a ciascuno di questi livelli di decisione e sovranità.
In compenso non si può essere cittadini del mondo, perchè il "mondo" non è una categoria politica. Voler essere cittadini del mondo, equivale a rapportare la cittadinanza ad una astrazione che dipende dal vocabolario della nuova classe liberale.


Alain de Benoist
"Manifesto per una rinascita europea", pagg. 66-67
Ed. Nuove idee, Roma




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12 gennaio 2006

ORIENTAMENTI

"Non esiste la storia, entità misteriosa scritta con la lettera maiuscola. Sono gli uomini, che fanno e disfanno la storia; il cosiddetto "storicismo" è più o meno la stessa cosa di quel che negli ambienti di sinistra si chiama il "progressismo" ed esso una sola cosa vuole, oggi: fomentare la passività rispetto alla corrente che s'ingrossa e che porta sempre più giù. E, quanto al "reazionarimo", chiedete: Voi dunque vorreste che mentre voi agite, distruggendo e profanando, noi non si "reagisca",ma si stia a guardare, anzi, vi si dica: bravi,continuate? Non siamo "reazionari" solo perchè la parola non è abbastanza forte e soprattutto perchè, noi, partiamo dal positivo, rappresentiamo il positivo, valori reali ed originarii, non bisognosi della luce di alcun "sol dell'avvenire"."

                                                                                 Julius Evola
                                                                               "Orientamenti"
                                                                          Edizioni Settimo Sigillo
                                                                        Seconda edizione, 1971




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5 dicembre 2005

Fosforo su Amburgo, da "La Pelle" di Curzio Maltese

La sera del 25 luglio del 1943, verso le undici, il segretario della Regia Ambasciata d'Italia a Berlino, Michele Lanza, se ne stava adagiato in una poltrona presso la finestra apera, nel piccolo appartamento da scapolo di un suo collega.
(...)
I due amici sedevano al buio parlando della strage di Amburgo. I rapporti del Regio Console d'Italia ad Amburgo narravano fatti terribili. Le bombe al fosforo avevano appiccato a interi quartieri di quella città, facendo un gran numero di vittime. Fin qui nulla di strano, anche i tedeschi sono mortali. Ma migliaia e migliaia di infelici, grondanti di fosforo ardente, sperando di spegnere il fuoco che li divorava, s'erano gettati nei canali che attraversavano Amburgo in ogni senso, e nel fiume, nel porto, negli stagni, perfino nelle vasche dei giardini pubblici, o s'eran fatti ricoprir di terra nelle trincee scavate, per immediato rifugio in caso di improvviso bombardamento qua e là nelle piazze e nelle strade: dove, aggrappati alle rive e alle barche e immersi nell'acqua fino alla bocca, o sepolti nella terra fino al collo, attendevano che le autorità trovassero un qualche rimedio contro quel fuoco traditore. Poichè il fosforo è tale che si appiccica alla pelle come una viscida lebbra, e brucia solo al contatto dell'aria. Non appena quei disgraziati sporgevano un braccio fuor della terra o dell'acqua, il braccio si accendeva come una torcia. Per ripararsi da quel flagello quegli sciagurati erano costretti a rimanere immersi nell'acqua o sepolti nella terra come dannati nell'Inferno di Dante. Squadre di soccorso andavano da un dannato all'altro, porgendo bevande e cibo, attaccando con funi alla riva gli immersi perchè abbandonandosi, vinti dalla stanchezza, non annegassero, e provando ora questo, ora quell'unguento: ma invano, poichè nel mentre ungevano un braccio, o una gamba, tratti per un istante fuori dall'acqua o dalla terra, le fiamme subito si risvegliavano simili a serpentelli accesi, e nulla valeva ad arrestare il morso di quella terribile lebbra ardente.
Per alcuni giorni Amburgo offrì l'aspetto di dite, la città infernale. Qua e là nelle piazze, nelle strade nei canali, nell'Elba, migliaia e migliaia di teste sporgevano fuor dell'acqua e della terra, e quelle teste, che parevano mozze dalla mannaia, livide dallo spavento e dal dolore, muovevan gli occhi, aprivano la bocca, parlavano.
Intorno alle orribili teste(...)una folla smunta e lacera portava cibo, bevande, cuscini da metter sotto la nuca del proprio caro.
(...)
Talvolta alcuni di quei dannati, presi dall'impazienza, o dalla disperazione, gettavano un altro grido, tentando di uscir fuori dall'acquao dalla terra, epor fine allo strazio di quell'inutile attesa:ma subito, al contatto dell'aria, le loro membra avvampavano, e zuffe atroci si accendevano tra quei disperati e i loro familiari, che a pugni, a colpi di pietra e di bastone, o con tutto il peso del proprio corpo si sforzavano di rificcar nell'acqua o nella terra quelle terribili teste.
I più coraggiosi, e pazienti, erano i bambini: che non piangevano, non gridavano, con quella meravigliosa rassegnazione dei bambini, che perdonano l'impotenza degli adulti, e hanno pietà di chi non può aiutarli.
Al settimo giorno fu dato l'ordine di allontanare la popolazione civile dai luoghi, dove i dannati eran sepolti nella terra, o immersi nell'acqua.(...)
Per tutto il giorno quelle teste parlaron tra loro, piansero, gridarono, con la bocca a fior di terra, facendo della smorfie orrende, mostrando la lingua agli schupos di guardia ai crocicchi, e pareva che mangiassero terriccio e sputassero sassi. Poi scese la notte: e ombre misteriose si aggiravano intorno ai dannati, si curvavano su loro, in silenzio. Colonne di autocarri con i fari spenti, giungevano, sostavano. Si alzava da ogni parte uno strepito di zappe e di badili, uno sciacquio, i tonfi sordi dei remi nelle barche, e grida subito soffocate, e lamenti, e schiocci secchi di pistola.
Lanza e il suo amico sedevano parlando della strage di Amburgo, e Lanza rabbrividiva presso la finestra, scrutando il nero cielo stellato."

le sottolineature sono mie.




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