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  Paranor La Fortezza
 
Diario
 


Sign for Ricostituiamo il 4 Novembre festa nazionale



Le passioni più belle, sentite,
vissute, sono quelle che potenzialmente
possono fare più male, ma ti danno
la forza di stringere i denti, sopportare,
andare avanti,superare...
daje Gabriè!!!

"Colui il quale canta al dio
un canto di speranza,
vedrà compiersi il suo voto". 

                               Eschilo d'Eleusi 










...Ma quanto manca??

St. Patrick's Day countdown banner

Dottore - noncurante










Le Legioni romane marciano ancora per il
mondo alla riconquista dell'Impero!



Irish Style!






Lo sport che vorremmo....



ADERISCI ALLA CAMPAGNA

- STEWARD + HOSTESS!


A MODO NOSTRO





Nessuno ci priverà mai della voglia e della spregiudicatezza di vivere
la vita e le nostre passioni fino in fondo, come piace a noi,
 
A Modo Nostro!






ORGOGLIO...





I POLITICI SI ADEGUANO CON UNA CERTA FACILITà ALLE MODE...






La Strage non è fascista!

Verità per l'Italia e per le vittime della strage di Bologna

www.loradellaverita.org


Ciao Davide...







Viva la SANA, vecchia e cara Europa!!!





12 ottobre 2008

Come per andare più avanti ancora...

 

La Fortezza chiude i battenti! Era ora! Paranor è stato un approdo sicuro per tanto tempo, ma in occasione del compimento del terzo anno di permanenza da queste parti, è giunto il momento di lasciare queste stanze e rimettersi in viaggio.

Molte cose sono ovviamente cambiate da quando le porte furono riaperte, all’interno come all’esterno; sono mutate le premesse come le conclusioni, i desideri come gli obiettivi, le sensazioni e i progetti.

Anche intorno il tutto è molto differente, e in tempi in cui tutti, tutti si adeguano e pubblicano (pubblicizzano) la propria faccia (identità) e i propri fatti, sgomitando per ritagliarsi una propria cornice digitale quantitativamente più carica possibile sul mare magnum della rete, uno spazio come questo risulta privo di senso, fuori tempo.

Senza alcuna nostalgia è ora più che mai il momento di riprendere con la consapevolezza e l’entusiasmo che ci regalano un sorriso beffardo, la strada del Bosco, dell’Anarca di Junger e di Montag,

Paranor non verrà tuttavia cancellata, continuerà ad essere come Tradizione, per chi ne conserverà memoria, individuata da qualche parte nelle Pianure, forse cadrà a pezzi, forse sarà un giorno riaperta.

Un ideale saluto con l’avambraccio a coloro che hanno continuato ad aggirarsi da queste parti.

Alalà!




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24 settembre 2008

Beh, Grazie...


San Cristoforo




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23 settembre 2008

La stagione della Volontà e del Ferro

Equinozio d'Autunno

da CentroStudiLaRuna

 La morte annuale della natura e il risveglio delle forze interiori di volontà si bilanciano nell’equinozio d’autunno. Esso segna un’inversione di polarità nella manifestazione delle forze divine, che nei mesi precedenti si erano espresse principalmente nelle forme della natura, nella luce trionfante del giorno e che ora incominciano a pervadere la libera volontà dell’uomo. Quando la luce del mondo declina, l’uomo inizia a percepire sé stesso come portatore di una luce invisibile, non soggetta a tramonto. In tal senso il “dramma spirituale” dell’equinozio ricapitola e sintetizza la vicenda della storia sulla Terra: fine dell’età dell’oro, oscuramento del divino nella natura, sorgere dell’autocoscienza, senso individuale di solitudine cosmica e di responsabilità


Quel sentimento di malinconia, suggerito dalle foglie che ingialliscono e cadono, deve essere energicamente bandito. La nostalgia del passato, il lamento “tradizionalista” non si addicono all’uomo nobile (all’“arya”): egli sa che nel cosmo ciò che declina e muore è bilanciato secondo giustizia da ciò che sorge e si afferma. Nell’equinozio di autunno si celebra l’affermazione della volontà, la capacità “faustiana” di porsi obiettivi e di perseguirli.

L’elemento alchemico dell’autunno è il Ferro: al ferro materiale che ha forgiato la nostra civiltà tecno-industriale deve corrispondere il ferro spirituale della volontà, concretamente – e razionalmente – esercitata.

Gli Dei benedicono l’azione concreta, la volontà che si afferma in progetti ben definiti o che si volge alla formazione di sé (alla Bildung).




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17 settembre 2008

Uomo, ce l'hai facebook?

 ...Facebook?!?


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15 settembre 2008

Dieci mesi, tondi tondi...

..sperando che sia l'ultimo 'anniversario' trascorso senza che nulla sia cambiato. Dieci mesi fa un ragazzo veniva ucciso in modo volontario da un poliziotto senza aver commesso nulla: ricordiamo che quel ragazzo, Gabriele Sandri, un tifoso laziale, non è resuscitato, mentre l'assassino è tornato al proprio lavoro, che gli consente di portare la stessa pistola con la quale ha volontoriamente ucciso, senza attenuanti e, ancora, senza neanche l'inizio di un processo; e parliamo di omicidio volontario. Lo stesso stato che non ha ancora giudicato questo assassino, vorrebbe chiudere dentro una cella uno spettatore che lancia un petardo o una bottiglietta, senza neanche giudizio. Forse così si capisce meglio perchè questo stato non è credibile...

Intanto qualcosa si muove a livello di diffusione della verità su quello che è accaduto in quella domenica di novembre...


Cara/o amica/o di Gabriele,

ti scriviamo queste poche righe per informarti della prossima iniziativa indetta in nome del nostro amato Gabbo.

Trascorsi 10 mesi dall´assassinio di Gabriele Sandri, trovandoci a ridosso della ripresa del processo di Arezzo che vede imputato l´agente scelto della Polizia di Stato Luigi Spaccarotella (accusato di omicidio volontario), per rompere il muro di silenzio che inspiegabilmente è stato calato sul delitto dell´A1, ti informiamo che il 22 SETTEMBRE 2008 uscirà nelle migliori librerie d´Italia un LIBRO VERITA´ con l´obiettivo di ricostruire i tragici accadimenti dell´11 Novembre 2007, facendo finalmente chiarezza sui troppi equivoci legati al caso, contribuendo così anche alle attività della Fondazione Gabriele Sandri.

E´ importante sottolineare che il libro è stato autorizzato dalla famiglia Sandri.

Certi che tu possa accogliere favorevolmente la comunicazione, ti invitiamo a diffondere il più possibile questa notizia.

Grazie!


GIUSTIZIA PER GABRIELE


http://www.gabrielesandri.it

 




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15 settembre 2008

L'8 settembre 1943...

...iniziava una guerra civile destinata ad insanguinare l'Italia almeno fino al 1946, e a dividere gli italiani per oltre 60 anni.

Le polemiche di questi giorni, ci ricordano che si tratta di una divisione che brucia infatti ancora oggi, alimentata dall'odio tutto ideologico dei figliocci e dei nipotini dei resistenti, un odio cieco che respinge ogni lettura storica, nel senso scientifico del termine, che non sia in linea con la lettura ideologica della storia del nostro paese imposta dai vincitori stessi. Al fine ovviamente di conservare la propria egemonia culturale, finita però ormai da tempo, come anche le ultime elezioni hanno dimostrato: lo spettro del fascismo storico, che si manifesterebbe ovunque, dalle scuole fino forse alle autostrade, non spaventa più nessuno, e questo ingenera nei volenterosi portatori di odio un insolito nervosismo, che li porta a rincarare ogni volta la dose, sempre più estremi, sempre più soli.

Il tempo qualcuno diceva, è galantuomo: non è stato così per i reduci della Repubblica Sociale Italiana, coloro che l'8 settembre furono 'vittime' del proprio orgoglio, che non vollero tradire l'alleato nè il proprio esercito; ragazzi cresciuti nel Ventennio, combattenti generosi per l'Onore d'Italia, e certo, anche per il fascismo, trattati come una immensa e unica massa di criminali.

Non è stato galantuomo ab contrario con le centinaia, forse migliaia, di criminali, che militarono nelle file partigiane, trattati invece come una unica massa di eroi, all'interno della quale rimasero impuniti migliaia di assassinii che nulla c'entravano con la guerra.

Non lo è stato con i cosidetti liberatori, gli angloamericani, che hanno provocato con i loro bombardamenti (che molti cresciuti nella scuola antifascista degli ultimi 60 anni attribuiscono invece ai tedeschi) migliaia di vittime tra i civili italiani, senza dimenticare i danni irreparabili ai monumenti e all'architettura di decine di città e cittadine italiane del centronord; crimini di guerra, questi almeno, rimasti impuniti.

Non lo è stato con le decine di vittime dell'antifascismo militante, che specie dal '68, oltre ad essere il pretesto per emarginare una intera area politica, ha casuato decine di vittime.

Chi ha pagato troppo, chi non ha pagato e non pagherà mai.

Questo ovviamente non per fare di tutta l'erba un fascio, la guerra brutta e cattiva, tutti criminali e quindi tutti assolti. Il contrario: le distinzioni sono necessarie, i fatti, le prospettive, analizzati tutti, per formare un giudizio più complesso, che non utilizzi le categorie morali del buono e cattivo, della cattiva e della buona fede (esiste anche una archeologia delle coscienze da recuperare nelle fosse?), ma quelle storiche dei fatti e dei documenti, delle cause e dei comportamenti, delle conseguenze.

Tutto quello di cui insomma i sacerdoti dell'odio antifascista temono, perchè ogni mattoncino di quella verità storica morale che si sono costruiti che si sgretola rischia di inclinare il muro della cittadella all'interno del quale si sono chiusi, travolgendoli. Paura.

 


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12 agosto 2008

Onore ad Alexander Solgenitsin

11 dicembre 1911 - 4 agosto 2008


...la dimostrazione che è possibile rischiare la vita per la libertà del proprio popolo, senza vendersi a padroncini e sponsor vari




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12 agosto 2008

Cosa in 9 mesi...

 ...non è possibile fare: giustizia.

Data 11 agosto 2008 sono trascorsi 9 mesi dall'assassinio di Gabriele Sandri. L'uomo che l'ha ucciso esercita ancora il suo mestiere, gira ancora armato in attesa di un processo che sembra non arrivare mai.



...Forse in attesa che qualcuno dimentichi?


19 luglio 2008

Per la Terra dei miei Padri

.."La mia vita è qui
e qui combatterò (...)
La mia vita è qui,
e qui io morirò
per la terra dei miei padri"

Onore a Paolo Borsellino, Esempio di uomo e di italiano, di siciliano.



da Biografie OnLine

Le caratteristiche della caparbietà, dell'allegria e della passione per il suo lavoro fanno di Borsellino una persona speciale, un esempio, capace di trasmettere dei valori positivi per le generazioni future. La triste tragedia del suo assassinio, come quella dell'amico e collega Giovanni Falcone, non va dimenticata per il semplice fatto che deve ancora essere raggiunto l'obiettivo di una vita: sconfiggere la mafia.

Paolo Borsellino nasce a Palermo il 19 gennaio 1940 in una famiglia borghese, nell'antico quartiere di origine araba della Kalsa. Entrambe i genitori sono farmacisti. Frequenta il Liceo classico "Meli" e si iscrive presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo: all'età di 22 anni consegue la laurea con il massimo dei voti.
Membro dell'esecutivo provinciale, delegato al congresso provinciale, nel periodo universitario Paolo Borsellino viene anche eletto come rappresentante studentesco nella lista del Fuan Fanalino.

Pochi giorni dopo la laurea subisce la perdita del padre. Prende così sulle sue spalle la responsabilità di provvedere alla famiglia. Si impegna con l'ordine dei farmacisti a tenere l'attività del padre fino al conseguimento della laurea in farmacia della sorella. Tra piccoli lavoretti e le ripetizioni Borsellino studia per il concorso in magistratura che supera nel 1963.

L'amore per la sua terra, per la giustizia gli danno quella spinta interiore che lo porta a diventare magistrato senza trascurare i doveri verso la sua famiglia. La professione di magistrato nella città di Palermo ha per lui un senso profondo.

Nel 1965 è uditore giudiziario presso il tribunale civile di Enna. Due anni più tardi ottiene il primo incarico direttivo: Pretore a Mazara del Vallo nel periodo successivo al terremoto.
Si sposa alla fine del 1968, e nel 1969 viene trasferito alla pretura di Monreale dove lavora in stretto contatto con il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.

E' il 1975 quando Paolo Borsellino viene trasferito al tribunale di Palermo; a luglio entra all'Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Con il Capitano Basile lavora alla prima indagine sulla mafia: da questo momento comincia il suo grande impegno, senza sosta, per contrastare e sconfiggere l'organizzazione mafiosa.

Nel 1980 arriva l'arresto dei primi sei mafiosi. Nello stesso anno il capitano Basile viene ucciso in un agguato. Per la famiglia Borsellino arriva la prima scorta con le difficoltà che ne conseguono. Da questo momento il clima in casa Borsellino cambia: il giudice deve relazionarsi con i ragazzi della scorta che gli sono sempre a fianco e che cambieranno per sempre le sue abitudini e quelle della sua famiglia.

Borsellino, magistrato "di ottima intelligenza, di carattere serio e riservato, dignitoso e leale, dotato di particolare attitudine alle indagini istruttorie, definisce mediamente circa 400 procedimenti per anno" e negli anni si distingue "per l'impegno, lo zelo, la diligenza, che caratterizzano la sua opera". Per questi e altri lusinghieri giudizi a Borsellino viene conferita la nomina a magistrato d'appello con deliberazione in data 5 marzo 1980, dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Anche nei periodi successivi continua a svolgere le sue funzioni presso l'ufficio d'istruzione del Tribunale, dando ulteriore, luminosa dimostrazione delle sue qualità, veramente eccezionali, di magistrato e, particolarmente, di giudice inquirente.

Viene costituito un pool che comprende quattro magistrati. Falcone, Borsellino e Barrile lavorano uno a fianco all'altro, sotto la guida di Rocco Chinnici. E' nei giovani la forza su cui contare per cambiare la mentalità della gente e i magistrati lo sanno. Vogliono scuotere le coscienze e sentire intorno a sé la stima della gente. Sia Giovanni Falcone sia Paolo Borsellino hanno sempre cercato la gente. Borsellino comincia a promuovere e a partecipare ai dibattiti nelle scuole, parla ai giovani nelle feste giovanili di piazza, alle tavole rotonde per spiegare e per sconfiggere una volta per sempre la cultura mafiosa.

Fino alla fine della sua vita Borsellino, nel tempo che gli rimane dopo il lavoro, cercherà di incontrare i giovani, di comunicargli questi nuovi sentimenti e di renderli protagonisti della lotta alla mafia.

Si chiede la promozione di pool di giudici inquirenti, coordinati tra loro ed in continuo contatto, il potenziamento della polizia giudiziaria, l'istituzione di nuove regole per la scelta dei giudici popolari e di controlli bancari per rintracciare i capitali mafiosi. I magistrati del pool pretendono l'intervento dello stato perché si rendono conto che il loro lavoro, da solo, non basta.

Chinnici scrive una lettera al presidente del tribunale di Palermo per sollecitare un encomio nei confronti di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, utile per eventuali incarichi direttivi futuri. L'encomio richiesto non arriverà.

Poi il dramma. Il 4 agosto 1983 viene ucciso il giudice Rocco Chinnici con un'autobomba. Borsellino è distrutto: dopo Basile anche Chinnici viene strappato alla vita. Il leader del pool, il punto di riferimento, viene a mancare.

A sostituire Chinnici arriva a Palermo il giudice Caponnetto e il pool, sempre più affiatato continua nell'incessante lavoro raggiungendo i primi risultati. Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino e si pente Tommaso Buscetta: Borsellino sottolinea in ogni momento il ruolo fondamentale dei pentiti nelle indagini e nella preparazione dei processi.

Comincia la preparazione del Maxiprocesso e viene ucciso il commissario Beppe Montana. Ancora sangue, per fermare le persone più importanti nelle indagini sulla mafia e l'elenco dei morti è destinato ad aumentare. Il clima è terribile: Falcone e Borsellino vengono immediatamente trasferiti all'Asinara per concludere le memorie, predisporre gli atti senza correre ulteriori rischi.

All'inizio del maxiprocesso l'opinione pubblica inizia a criticare i magistrati, le scorte e il ruolo che si sono costruiti.
Conclusa la monumentale istruttoria del primo maxi-processo all'organizzazione criminale denominata "Cosa Nostra" insieme al collega Giovanni Falcone, unitamente al dott. Leonardo Guarnotta e al dott. Giuseppe Di Lello-Filinoli, Paolo Borsellino chiede il trasferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala per ricoprire l'incarico di Procuratore Capo. Il CSM, con una decisione storica e non priva di strascichi polemici accoglie la relativa istanza sulla base dei soli meriti professionali e dell'esperienza acquisita da Paolo Borsellino negando per la prima volta validità assoluta al criterio dell'anzianità.

Borsellino vive in un appartamento nella caserma dei carabinieri per risparmiare gli uomini della scorta. In suo aiuto arriva Diego Cavaliero, magistrato di prima nomina, lavorano tanto e con passione. Borsellino è un esempio per il giovane Cavaliero. Teme che la conclusione del maxiprocesso attenui l'attenzione sulla lotta alla mafia, che il clima scemi e si torni alla normalità e per questo Borsellino cerca la presenza dello Stato, incita la società civile a continuare le mobilitazioni per tenere desta l'attenzione sulla mafia e frenare chi pensa di poter piano piano ritornare alla normalità.

Il clima comincia a cambiare: il fronte unico che aveva portato a grandi vittorie della magistratura siciliana e che aveva visto l'opinione pubblica avvicinarsi agli uomini in prima linea e stringersi intorno a loro, comincia a cedere.

Nel 1987 Caponnetto è costretto a lasciare la guida del pool a causa di motivi di salute. Tutti a Palermo attendono la nomina di Giovanni Falcone al posto di Caponnetto, anche Borsellino è ottimista. Il CSM non è dello stesso parere e si diffonde il terrore di veder distruggere il pool. Borsellino scende in campo e comincia una vera e propria lotta politica: parla ovunque e racconta cosa stia accadendo alla procura di Palermo; sui giornali, in televisione, nei convegni, continua a lanciare l'allarme. A causa delle sue dichiarazioni Borsellino rischia il provvedimento disciplinare. Solo il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga interviene in suo appoggio chiedendo di indagare sulle dichiarazioni del magistrato per accertare cosa stia accadendo nel palazzo di giustizia di Palermo.

Il 31 luglio il CSM convoca Borsellino che rinnova le accuse e le sue perplessità. Il 14 settembre il CSM si pronuncia: è Antonino Meli, per anzianità, a prendere il posto che tutti aspettavano per Giovanni Falcone. Paolo Borsellino viene riabilitato, torna a Marsala e riprende a lavorare. Nuovi magistrati arrivano a dargli una mano, giovani e, a volte di prima nomina. Il suo modo di fare, il suo carisma ed i suo impegno in prima linea è contagiaso; lo affiancano con lo stesso fervore e con lo stesso coraggio nelle indagini su fatti di mafia. I pentiti cominciano a parlare: prendono forma le indagini su connessioni tra mafia e politica. Paolo Borsellino è convinto che per sconfiggere la mafia i pentiti abbiano un ruolo fondamentale. E' tuttavia convinto che i giudici debbano essere attenti, controllare e ricontrollare ogni dichiarazione, ricercare i riscontri ed intervenire solo quando ogni fatto sia provato. L'opera è lunga e complicata ma i risultati non tarderanno ad arrivare.

Da questo momento gli attacchi a Borsellino diventano forti ed incessanti. Le indiscrezioni su Falcone e Borsellino sono ormai quotidiane; si parla di candidature alla Camera o alla carica di Sindaco. I due magistrati smentiscono ogni cosa.

Comincia intanto il dibattito sull'istituzione della Superprocura e su chi porre a capo del nuovo organismo. Falcone, intanto, va a Roma come direttore degli affari penali e preme per l'istituzione della Superprocura. Si sente la necessità di coinvolgere le più alte cariche dello stato nella lotta alla mafia. La magistratura da sola non può farcela, con Falcone a Roma si ha un appoggio in più: Borsellino decide di tornare a Palermo, lo seguono il sostituto Ingroia e il maresciallo Canale. Maturati i requisiti per essere dichiarato idoneo alle funzioni direttive superiori - sia requirenti che giudicanti - pur rimanendo applicato alla Procura della Repubblica di Marsala Paolo Borsellino chiede e ottiene di essere trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Procuratore Aggiunto. Grazie alle sue indiscusse capacità investigative, una volta insediatesi presso la Procura di Palermo alla fine del 1991, è delegato al coordinamento dell'attività dei Sostituti facenti parte della Direzione Distrettuale Antimafia.

I Magistrati, con l'arrivo di Borsellino trovano nuova fiducia. A Borsellino vengono tolte le indagini sulla mafia di Palermo dal procuratore Giammanco, e gli vengono assegnate quelle di Agrigento e Trapani. Ricomincia a lavorare con l'impegno e la dedizione di sempre. Nuovi pentiti, nuove rivelazioni confermano il legame tra la mafia e la politica, riprendono gli attacchi al magistrato e lo sconforto ogni tanto si manifesta.

A Roma viene finalmente istituita la superprocura e vengono aperte le candidature; Falcone è il numero uno ma, anche questa volta, sa che non sarà facile. Borsellino lo sostiene a spada tratta sebbene non fosse d'accordo sulla sua partenza da Palermo. Il suo impegno aumenta quando viene resa nota la candidatura di Cordova. Borsellino esce allo scoperto, parla, dichiara, si muove: è di nuovo in prima linea. I due magistrati lottano uno a fianco all'altro, temono che la superprocura possa divenire un arma pericolosa se in possesso di magistrati che non conoscono la mafia siciliana.

Nel Maggio 1992 Giovanni Falcone raggiunge i numeri necessari per vincere l'elezione a superprocuratore. Borsellino e Falcone esultano, ma il giorno dopo nell'atto tristemente noto come la "strage di Capaci" Giovanni Falcone viene ucciso insieme alla moglie.

Paolo Borsellino soffre molto, il legame che ha con Falcone è speciale. Dalle prime indagini nel pool, alle serate insieme, alle battute per sdrammatizzare, ai momenti di lotta più dura quando insieme sembravano "intoccabili", al periodo forzato all'Asinara fino al distacco per Roma. Una vita speciale, quella dei due amici-magistrati, densa di passione e di amore per la propria terra. Due caratteri diversi, complementari tra loro, uno un po' più razionale l'altro più passionale, entrambi con un carisma, una forza d'animo ed uno spirito di abnegazione esemplari.

A Borsellino viene offerto di prendere il posto di Falcone nella candidatura alla superprocura, ma rifiuta. Resta a Palermo, nella procura dei veleni, per continuare la lotta alla mafia, diventando sempre più consapevole che qualcosa si è rotto e che il suo momento è vicino.

Vuole collaborare alle indagini sull'attentato di Capaci di competenza della procura di Caltanissetta. Le indagini proseguono, i pentiti aumentano e il giudice cerca di sentirne il più possibile. Arriva la volta dei pentiti Messina e Mutolo, ormai Cosa Nostra comincia ad avere sembianze conosciute. Spesso i pentiti hanno chiesto di parlare con Falcone o con Borsellino perché sapevano di potersi fidare, perché ne conoscevano le qualità morali e l'intuito investigativo. Continua a lottare per poter avere la delega per ascoltare il pentito Mutolo. Insiste e alla fine il 19 luglio 1992 alle 7 di mattina Giammanco gli comunica telefonicamente che finalmente avrà quella delega e potrà ascoltare Mutolo.

Lo stesso giorno Borsellino si reca a Villagrazia per rilassarsi. Si distende, va in barca con uno dei pochi amici rimasti. Dopo pranzo torna a Palermo per accompagnare la mamma dal medico: l'esplosione di un'autobomba sotto la casa di via D'Amelio strappa la vita al giudice Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta. E' il 19 luglio 1992.

Con il giudice perdono la vita gli agenti di scorta Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, prima donna poliziotto a essere uccisa in un attentato di mafia.

L'ultima intervista a Paolo, 48H prima dell'attentato


 

 


 




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17 luglio 2008

Random

RIpreso il 'gioco' lanciato da Poetessarmata e seguito da CatoneIlCensore...domande e lettore mp3 lanciato in riproduzione 'casuale'...

COSA STAI FACENDO? Frankie goes to hollywood – The power of love (l'amor che tutto move...)
COME TI SENTI OGGI? Fogus – jeeg robot (figo…)
COM’E’ LA TUA VITA IN QUESTO PERIODO? Rino Gaetano – spendi spandi effendi (qualche spesa in +…)

COS’HAI IN PROGRAMMA PER QUESTO WEEKEND? Santa Esmeralda – don’t let me be Misunderstod (disco?!)

STILE DI VITA? Samuele Bersani – Giudizi universali (ascoltandola, ci può stare…)

QUAL E’ IL TUO PIU’ GRANDE SEGRETO? Roy paci & Aretuska – Cantu siciliano (le origini…)

CHE RAPPORTO HAI CON LA TUA FAMIGLIA? Battisti - Emozioni
CHE RAPPORTO HAI CON GLI AMICI? Statuto - Bandiera Gialla (gomitate ska?)
CON L’ALTRO SESSO? Negrita – Rotolando verso sud (minchia..)
CON IL MONDO? Carmen consoli – Parole di burro (boh…)

COM’E’ LA TUA VITA AMOROSA IN QUESTO MOMENTO? Joe Cocker – You can leave your hat on (quella di 9 settimane e mezzo…mica male…)

COME SARA’ DOMANI? Vasco Rossi – Siamo solo noi (pochi ma buoni)

LA GENTE SEGRETAMENTE TI BRAMA? Marco Conidi – Mai sola mai

COM’ERA LA TUA INFANZIA? Rino Gaetano – Berta Filava ( e filava filava…)

I TUOI GIORNI DI LICEO? Battisti – Il mio canto libero

QUAL E’ LA CANZONE ADATTA AL TUO MIGLIORE AMICO? Samuele Bersani – cosa vuoi da me (specifico, nulla di particolare…)

QUAL E’ LA CANZONE DEL TUO PEGGIOR NEMICO? Gabriele Marconi – noi felici pochi (state bene così)

QUAL E’ LA COSA PIU’ BELLA DEI TUOI AMICI? Manowar – Brothers of Metal (essere fratelli)

COME TI CONSIDERA LA TUA FAMIGLIA? Zetazeroalfa – Tango Core
GLI AMICI? Zetazeroalfa – Nel dubbio mena (aia…)
L’ALTRO SESSO? Ligabue – Urlando contro il cielo ('azzo urli?)

COME TI VEDI TU? Rino Gaetano – Nun te reggo più (in effetti, a tratti…)

COM’E’ LA TUA PERSONALITA’? Ludovico Einaudi – Le onde

LA TUA FILOSOFIA DI VITA? CCCP – stati di agitazione (perenni)

COME GUIDI? 270bis – Non scordo

IL TUO TIPO IDEALE? Negrita – Ho imparato a sognare
SE UN CAMIONISTA TI OFFRISSE UNA CARAMELLA CHE FARESTI? Samuele Bersani – cattiva (!!!)

IL PAZZO ALLA FERMATA DEL BUS TI DICE? Zetazeroalfa – Io e i miei amici ( è pazzo…)

TI SPOSERAI? Linea 77 – Evoluzione (meglio nn sapere…)
CHE CANZONE SUONERA’ AL TUO MATRIMONIO? Vasco Rossi – La compagnia

AVRAI FIGLI? No doubt - Just a girl (messo vicino il nome del gruppo a quello della canzone, è inquietante…aiuto)

AVRAI UNA VITA FELICE? Elisa – Stay

COME MORIRAI? Blind Guardian - Mirror Mirror (sole ed oscurità allo specchio,la vita e la morte )

 




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13 luglio 2008

La rivista sulla storia del novecento...

 ...per chi non si accontenta del luoghi comuni!


Da oggi anche questo spazio sostiene la petizione di "Storia in rete" per il ripristino della festa nazionale del 4 novembre, attualmente festa delle forze armate in ricordo del giorno del proclama della Vittoria nella Prima guerra mondiale, quando l'Italia divenne quella che conosciamo ricongiungendosi con i nostri fratelli trentini e triestini. Una delle feste più amate dagli italiani che qualcuno ha provato a  rimpiazzare con giornate similari per nulla sentite dal popolo, vedi 2 giugno e 25 aprile.

Avanti!

 


 Si può firmare la petizione su questo link:

http://www.firmiamo.it/sign/list/4-novembre-festa-nazionale

Per saperne di più leggete l´ultimo numero di «Storia In Rete» in edicola o andate sul blog:

http://4novembre.wordpress.com/


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13 luglio 2008

La Leggenda del Comandante Diavolo

La storia di un grande italiano, convinto e combattivo sostenitore dei nostri rapporti con il mondo mediterraneo, africano e arabo; una vita da romanzo, col sapore di tempi eroici andati.


Da la puntata de 'La Storia siamo noi':

La storia straordinaria di un uomo dai mille volti: ufficiale, agente segreto, ambasciatore, stalliere, acquaiolo, scaricatore di porto e soprattutto guerrigliero. Un uomo camaleontico, imprevedibile e temerario che per restare fedele al suo codice d’onore cambierà identità, patria e lingua. La sua avventura comincia con la disfatta fascista in Africa orientale.

Nasce il mito del comandante Diavolo

Nell’aprile del 1941 nell’Africa orientale la situazione italiana appare disperata: dopo sei giorni di combattimenti le truppe inglesi entrano ad Asmara costringendo gli Italiani alla ritirata. È la disfatta, ma un giovane italiano, il tenente Amedeo Guillet rimasto solo con un centinaio di indigeni a cavallo decide di non arrendersi. Nonostante sia gravemente ferito a un piede si rende conto di essere isolato dall’esercito italiano e soprattutto dimenticato dagli Inglesi, quindi insieme ad alcuni indigeni senza più ordini né riferimenti gerarchici, prende una decisione imprevedibile: “Bisogna combattere il più possibile, più si combatte più questi Inglesi rimangono qui in Eritrea e non vanno a combattere contro i nostri in Libia, bisogna combattere fino all’ultimo uomo!”.

Secondo il diritto internazionale di guerra non si può continuare a combattere dopo la firma della resa, eppure Guillet non vuole sprecare un’occasione così importante, ha in mente una stragia precisa: sfiancare il nemico e fargli credere che gli Italiani sono ancora in grado di combattere. Secondo il tenente solo così l’Italia può sperare di uscire a testa alta dal conflitto. Inizia quindi la sua guerra privata.

Amedeo Guillet è costretto a nascondersi, a camuffare la sua identità: smessa l’uniforme militare indossa il turbante e il tipico abbigliamento indigeno e grazie ai suoi tratti mediterranei e alla conoscenza perfetta della lingua araba per tutti è Ahmed Abdallah al Redai. Inizia così la leggenda del comandante diavolo.

 


La puntata prosegue insieme alla storia completa del Comandante su 'La Storia Siamo noi'


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26 giugno 2008

Metallo di Dio

 Come cantano i Manowar, "The God made Heavy Metal and He saw that this was good..."

Da IlGiornale.it

C’è anche chi di butta sul rock, anzi, sul metal, come padre Cesare Bonizzi, meglio noto comei Frate Metallo, che pubblica il suo nuovo cd Misteri. 62 anni, barba lunga e canuta e saio d’ordinanza, Frate Metallo è un metallaro doc di lungo corso, e domenica prossima suonerà al «Gods of Metal» di Bologna insieme alle band heavy metal più quotate. Non è una novità per lui, lo ha già fatto l’anno scorso e ha suonato persino con i Metallica. La musica della sua band è tosta e tesissima, la sua voce potente da vecchio rocker (s’è fatto le ossa da missionario in Costa d’Avorio), e lui canta (o predica) testi di fede inseriti nella realtà perché i suoi «Misteri» non sono solo Dio ma anche l’Uomo, la Vita, il Sesso. Il suo sogno è quello di suonare davanti al Papa. Per ora gli ha mandato il cd.



Milano - Buongiorno, padre Cesare.
«Pace e bene, figlio mio».

Perché si fa chiamare Fratello Metallo?
«È il mio nome d’arte».

E da quando un frate cappuccino ha il nome d’arte?
«Lo uso nei miei concerti di musica heavy metal».

Un sant’uomo col saio e la barba bianca, amante dell’heavy metal?
«Questa musica mi serve per diffondere i temi della Chiesa in chiave laica: una scelta non in qualità di "predicatore", ma come semplice persona».

Leggo dal vocabolario: «L’heavy metal (“metallo pesante“) è caratterizzato da ritmi aggressivi. Le tematiche musicali sono definite come oniriche, rabbiose, violente o tetre».
«Non è così, il metal è solo buona musica e voglia di socializzare, magari con l’aiuto di qualche bottiglia di birra. Una certa coreografia serve solo ad animare lo show».

Per questo usa catene, borchie e saluta il pubblico facendo le corna?
«Il gesto delle corna è un simbolo d’amore».

In che senso?
«Le tre dita sollevate (pollice, indice e mignolo) stanno per le parole: I love you».

C’è invece chi le interpreta addirittura come un messaggio satanico.
«L’heavy metal è agli antipodi rispetto al satanismo. Tra centinaia di gruppi, esisteranno al massimo due o tre band che si ispirano al demonio».

Certo è che i metallari non hanno un aspetto granché rassicurante...
«Figlio mio, è tutta scena. In verità sono persone dolcissime».

Ne parla come se fossero dei chierichetti.
«Una volta ho visto un metallaro di quelli che sembravano dei veri duri telefonare a casa e dire: "Mammina, questa sera arriverò un po’ più tardi... "».

Che tenero. È stato così che ha deciso di diventare uno di loro?
«La folgorazione l’ho avuto al concerto milanese dei Metallica, ero tra il pubblico al Forum di Assago e i giovani si avvicinavano chiedendomi: "Ma sei un frate vero? Cosa ci fai qui?"».

Invece che sulla via di Damasco, è stato folgorato sulla via del Forum di Assago?
«La mia opera di evangelizzazione l’ho sempre fatta per strada a contatto con la gente. È l’unico modo per diffondere la parola di Dio, portando conforto a chi ne ha bisogno».

Ma lei si trova più a suo agio col Vangelo o i distorsori acustici?
«Con entrambi».

Quanti concerti live fa ogni anno?
«Non meno di cento».

Quanti cd ha inciso finora?
«Sedici».

Una media da star. L’ultimo come si intitola?
«Misteri. Lo presenterò il 30 maggio a Milano, la città dove vivo».

Come definirebbe la sua musica?
«"Metallo", condita con un pizzico di armonioso, melodico rock; ciò potrebbe far chiamare questo genere con un nome nuovo: "metrock"».

Che argomenti tratta nelle canzoni?
«Parlo di famiglia, donna, sesso, Dio, droga... E non manca mai un brano in chiave di fede».

Già la fede, com’è maturata la sua vocazione religiosa?
«Nel 1975 entrai in convento dei Cappuccini. Nel 1980, da diacono, partii per una missione in Costa d’Avorio. Tre anni dopo venni ordinato sacerdote. Ora vivo nel Convento di Musocco a Milano».

Fin qui il «matrimonio» col Signore. E quello con la musica?
«Da assistente spirituale dei tranvieri di Milano, cominciai a scrivere e cantare le mie prime canzoni: il brano di esordio si chiamava La danza del tram».

Titolo e testo non propriamente metal, mi pare.
«No, ma la scelta di campo era ormai fatta: la danza, la musica e il canto usati come strumenti per comunicare contenuti e valori».

Le alte sfere ecclesiastiche l’hanno mai contrastata?
«Mai».

Prima di incontrare Gesù e la musica, cosa faceva?
«Sono nato a Offanengo (Cremona) nel 1946. Ho fatto l’operaio e il commerciante. Poi il servizio militare nei Bersaglieri. Dio l’ho incontrato mentre portavo soccorso agli alluvionati del Friuli. Rischiai di morire annegato, fui salvato per miracolo. E allora capii una cosa».

Cosa?
«Che la vita è un viaggio e l’amore è il carburante essenziale».

Inaugurazione del Gods Of Metal edizione 2007




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25 giugno 2008

Godere (quasi) come un turco

Che peccato! La Spagna ha eliminato la squadra col peggior gioco dell'europeo,  quella che ai quarti non ci doveva proprio arrivare, quella più antisportiva; basti ricordare le pressioni fatte su Olanda e Romania con la storia del biscotto, biscotto poi cucinato a favore degli uomini di donadoni, dal momento che la Romania, per qualificarsi doveva vincere,  non ha praticamente mai tirato in porta.

Azzurri che erano nel girone 'di ferro' che non vanta nessuna rappresentanza nelle semifinali tanto per dirne una.

Insomma l'orgasmo per questa squadra, quella dei campioni del mondo è stato più che altro un coito interrotto.

E' stata quindi giustamente eliminata, anche se in ritardo, la squadra più viziata, con al seguito i giornalisti più arroganti, polemici e insopportabili nella loro spocchia del panorama europeo.

Per non parlare dei cosiddetti 'tifosi' della nazionale; parrucche, arroganza, incompetenza e totale disinteresse per il calcio.

Bene così.

 

Questo il tabellino del match.

Spagna (4-4-2): Casillas 7,5; Sergio Ramos 6, Puyol 6,5, Marchena 6, Capdevila 6; Iniesta 6 (14' st Cazorla 6), Senna 7, Xavi 5,5 (15' st Fabregas 6), Silva 7; Torres 5,5 (40' st Guiza 5,5), Villa 5,5. A disp. Reina, Palop, Arbeloa, Albiol,Juanito, Navarro, Xabi Alonso, de la Red, Sergio Garcia. Ct Aragones 6

Italia (4-3-1-2): Buffon 6; Zambrotta 6, Panucci 6, Chiellini 7, Grosso 6; Aquilani 5 (3' sts Del Piero sv), De Rossi 6, Ambrosini 6; Perrotta 5 (13' st Camoranesi 6); Cassano 6,5 (29' st Di Natale 6), Toni 5,5. A disp. Amelia, De Sanctis, Materazzi, Gamberini, Quagliarella, Borriello. Ct Donadoni 6

Arbitro: Fandel (Germania) 5,5

Note: Sequenza rigori: Villa (S) gol; Grosso (I) gol; Cazorla (S) gol; De Rossi (I) parato; Senna (S) gol; Camoranesi (I) gol; Guiza (S) parato; Di Natale (I) parato; Fabregas (S) gol.

Ammoniti Iniesta, Ambrosini, Villa, Cazorla. Recupero 1' pt, 3' st, 0' pts, 0' sts.

 

Spettatori 50.000 circa.




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22 giugno 2008

Solstizio d'estate

In alto i calici!




 


 


 


 


 


 

(noreporter.org)

Il giorno più lungo, la notte più breve. Ma poiché tutto ciò che è autentico è armonico, questo momento segna anche il punto di massima espansione delle facoltà lunari, la piena manifestazione della materia (mentre quello invernale rappresenta la piena manifestazione dello spirito) e l'apertura di una porta verso la conoscenza superiore. Festa allegra, anche orgiastica, è una festa tipicamente vitale, più legata alla giovinezza biologica che al raccoglimento, alla crescita che alla realizzazione. In alto i calici, dunque!




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