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Sign for Ricostituiamo il 4 Novembre festa nazionale



Le passioni più belle, sentite,
vissute, sono quelle che potenzialmente
possono fare più male, ma ti danno
la forza di stringere i denti, sopportare,
andare avanti,superare...
daje Gabriè!!!

"Colui il quale canta al dio
un canto di speranza,
vedrà compiersi il suo voto". 

                               Eschilo d'Eleusi 










...Ma quanto manca??

St. Patrick's Day countdown banner

Dottore - noncurante










Le Legioni romane marciano ancora per il
mondo alla riconquista dell'Impero!



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Lo sport che vorremmo....



ADERISCI ALLA CAMPAGNA

- STEWARD + HOSTESS!


A MODO NOSTRO





Nessuno ci priverà mai della voglia e della spregiudicatezza di vivere
la vita e le nostre passioni fino in fondo, come piace a noi,
 
A Modo Nostro!






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I POLITICI SI ADEGUANO CON UNA CERTA FACILITà ALLE MODE...






La Strage non è fascista!

Verità per l'Italia e per le vittime della strage di Bologna

www.loradellaverita.org


Ciao Davide...







Viva la SANA, vecchia e cara Europa!!!





24 settembre 2008

La Bellezza e l'Idea, scolpite nel marmo

 


segnalato da noreporter

 Comuni di destra e di sinistra si alleano per rivalutare il Razionalismo fascista delle Città di Fondazione

(LaStampa) In nome della riscoperta delle bellezze architettoniche del Ventennio hanno seppellito le polemiche ideologiche e il 26 settembre si incontreranno a Latina, a sancire l'alleanza delle “Città di fondazione”. Sono i Comuni “rossi” e “neri” che hanno deciso di rimettere a nuovo ex case del fascio, edifici pubblici e altri gioielli dell'architettura razionalista che riempiono i centri urbani nati in epoca fascista. Che fra i promotori ci sia l'amministrazione di Predappio, paese natale di Mussolini e teatro dei raduni dei nostalgici non deve trarre in inganno: Giorgio Frassineti, assessore all' urbanistica e anche alla memoria storica, è un esempio vivente di romagnolo di sinistra doc, ma non per questo vuole dimenticare i monumenti costruiti sotto il Regime. Al contrario, vuole valorizzarli e farne oggetto di interesse anche per i turisti. Ex diessino confluito nel Pd, membro di una giunta di centrosinistra racconta che l'idea è nata un paio di anni fa, quando nella casa di Mussolini era allestita la mostra del pittore futurista Uberto Bonetti: “In quell'occasione abbiamo invitato i sindaci di Latina, Torviscosa e Tresigallo, e abbiamo cominciato a ragionare su come valorizzare al meglio quello che l'architettura razionalista aveva lasciato nelle nostre città”. Dato che Latina aveva già avviato un progetto analogo su scala regionale, l'iniziativa ha preso un respiro più ampio, coinvolgendo prima Arborea e Alghero, per poi allargarsi ad altri 16 localiè, da Sestrière a Lametia Terme a Carbonia, tutti invitati fra qualche giorno a Latina per aderire al protocollo d'intesa “Città di Fondazione”. “Io voglio bene al mio paese, sono sempre vissuto a Predappio, e questi edifici li ho sempre sentiti come miei, giocavo a pallone dietro all'ex Casa del fascio - aggiunge Frassineti - quella razionalista era una grande architettura, e la riscoperta della grande architettura di quel periodo mi sembra un fatto del tutto naturale”. Negli Anni Settanta, ricorda l'assessore, rossi e neri venivano qui a darsele tutte le domeniche, ora però quei tempi sono finiti da  un pezzo e comunque, ci tiene a precisare, “noi oggi parliamo solo di architettura”. Predappio nuova contende ad Arborea in Sardegna (che all'epoca si chiamava Mussolinia) lo scettro di prima città fascista, essendo stata fondata il 30 agosto del 1925. Oggi cerca di ridar vita agli edifici di quel periodo: in collaborazione con la facoltà di architettura dell'Università di Cesena, vuole creare un Centro di documentazione dell'architettura razionalista nell'ex casa del fascio.

Condanna unanime da Gianfranco Fini!

Per approfondimenti sull'architettura Razionalista, Il centro studi CESAR




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27 agosto 2008

Un'altra città è possibile...

...come l'amministrazione di Livorno coniuga ideologia e idea di decoro e bellezza della città...si, bellezza...

da Corriere.it


Livorno: giù il cinema futurista, si fa il parcheggio

 

SCOPPIA LA POLEMICA A LIVORNO. anche sgarbi scende in campo

Giù il cinema futurista, si fa il parcheggio

«E le macchine passeranno davanti alla tomba di Smollett, uno dei più grandi scrittori britannici»

LIVORNO - L’ultima ruspa ha fatto arrabbiare anche Vittorio Sgarbi. «Stanno distruggendo una delle testimonianze più importanti dell’architettura cinematografica del Novecento», ha detto il professore. E subito dopo sono arrivate raffiche di proteste, appelli per bloccare il progetto Odeon, ovvero lo smantellamento di uno dei cinema più belli di Livorno, in pieno centro città, progettato dall’architetto futurista Virgilio Marchi.

Il cinema Odeon
Il cinema Odeon
DAL CINEMA AL POSTEGGIO
- L’Odeon, con un finanziamento di 6 milioni di euro, sta per essere trasformato in un posteggio da 600 auto. Un progetto indispensabile per cambiare la viabilità del centro diviso in due dalla chiusura di Piazza Cavour.  Eppure i lavori “salva traffico” per molti sono un oltraggio estetico. E anche in insulto al Futurismo alla vigilia dei festeggiamenti (nel 2009) della nascita del movimento con il famoso manifesto di Marinetti.

COLORE POLITICO - C’è chi poi dà alla “furia demolitrice” una connotazione politica: «Se Marchi avesse avuto la tessera del Pci forse l’Odeon sarebbe stato salvato – sostiene Marcella Amadio, consigliere regionale e comunale di An-Pdl -. Livorno ha salvato il teatro San Marco semidistrutto dai bombardamenti (anche se lo sta conservando nel modo peggiore), ma è riuscito ad abbattere la casa di Mascagni (anche lui con la tessera del Pnf) e a lasciare in assoluto stato di abbandono il mausoleo della famiglia Ciano. C’è quasi una mania iconoclastica, Livorno non riesce a conservare e a mantenere le memorie del proprio passato. Faremo un libro bianco sugli scempi architettonici di questa città». 

L'AUTO DAVANTI ALLA TOMBA DI SMOLLETT - Il progetto parcheggio non interessa soltanto cinema futurista. «Le auto passeranno davanti al cimitero monumentale degli inglesi – spiega Dario Matteoni, ex assessore (Pd) alla Cultura del Comune, storico dell’arte della Sovrintendenza per i beni cultura di Pisa e di Livorno - una testimonianza del Seicento e del Settecento, qui è sepolto Tobias Smollett, uno dei più grandi scrittori e poeti britannici. Nel cimitero arrivarono in visita Dickens e  Cooper». Le ruspe hanno già sventrato la parte posteriore dell’edificio dalla forma rotonda e oggi è rimasto in piedi solo la bellissima facciata. «Che non sarà abbattuta ma valorizzata – spiega Riccardo Vitti, presidente della Spil, la società a maggioranza del Comune che segue il progetto -. Qui nasceranno centri di estetica, uffici, insomma servizi. E’ stata invece abbattuta la parte anonima, senza alcun valore artistico».

LA POLEMICA - L’ex assessore Matteoni non è d’accordo. «Ciò che è stato già abbattuto non era affatto anonimo. Marchi era riuscito a coniugare la funzionalità dell’impianto, l’ottimo assetto acustico con la raffinatezza delle soluzioni architettoniche, particolarmente apprezzabili nel foyer ellittico e nella struttura parabolica di copertura.  Recentemente si è voluto ritrovare nel  cinema livornese memoria del progetto presentato da Marchi nel 1934 al concorso per il Palazzo Littorio, una combinazione di verticalismo e di forme sferiche, tutto segnato da evidente matrice classica».

Vittorio Sgarbi è contrario ad abbattimento e ristrutturazione: «Qualunque intervento cancelli la memoria storica di un edificio architettonico va bloccato. E’ un atto di barbarie, di inciviltà.  Un cinema è il riferimento di una comunità e oltretutto l’Odeon ha una valenza architettonica di prestigio. Trasformarlo in un parcheggio è un atto di barbarie. A Milano hanno abbattuto lo stabilimento Alfa Romeo: aveva 100 anni, ci hanno fatto una rotatoria. Uno scempio».

Quella dell’Odeon sembra un po’ la storia di Nuovo Cinema Paradiso. Con due differenze, sostanziali. La prima è che nel film di Tornatore si abbatte un piccolo e insignificante (ricordi a parte) cinema di paese, a Livorno si cancella uno dei pochi monumenti sopravvissuti a bombardamenti e piani regolatori. La seconda differenza è che l’abbattimento dell’Odeon è reale e non virtuale  come nella pellicola premio Oscar.

L'interno del cinema Odeon
L'interno del cinema Odeon
SCEMPIO ARCHITETTONICO
- L’assalto all’Odeon è solo l’ultimo scempio architettonico nella storia recente di Livorno. Una città martoriata dai bombardamenti e ricostruita in modo pessimo. Le demolizioni eccellenti sono sconcertanti.  Negli anni Settanta si decide di abbattere la casa natale di Mascagni, nella Piazza Cavallotti cuore della città. Al suo posto si costruisce un orribile palazzo rosso.  Non si salva neppure il Politeama, cinema-teatro  dove aveva debuttato Beniamino Gigli, raso al suolo per un altro palazzone senza gusto estetico. E ancora le ruspe abbattono la villa  Attias, mirabile esempio di architettura neoclassica, per costruire un parcheggio sotterraneo e un palazzo dove c’è un grande magazzino.

Poi ci sono le dimenticanze architettoniche. Clamorose. Il teatro San Marco, dove nel 1921 nacque il Pci di Gramsci e Bordiga, non è stato ricostruito e la facciata, l’unica ad essere rimasta in piedi, oggi ospita un asilo. La casa natale di Amedeo Modigliani è stata cancellata dalla toponomastica della città, sino a quando un lodevolissimo privato amante dell’arte, Giorgio Guastalla, l’ha acquistata di tasca propria per salvarla dall’incuria. La casa dove nacque Giorgio Caproni, uno dei più grandi poeti del Novecento, che a Livorno ha dedicato poesie e scritti, è stata dimenticata sino a un anno fa. Oggi è chiusa (appartiene a un privato) ma è stata posta una targa di memoria sulla facciata. E’ poco, ma sempre meglio di una ruspa.


Marco Gasperetti



 




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20 agosto 2008

Forever Drunken Nights

dall'ottimo  OAG1701


 

Ronnie Drew aveva 73 anni ed era una leggenda della musica irlandese. Non serve aggiungere altro per rendere omaggio al fondatore dei The Dubliners, uno dei gruppi più divertenti ed alcolici del panorama musicale mondiale, basti ascoltare, tanto per citare una sola canzone, "Seven drunken nights". Nel 1990 i Dubliners avevano inciso insieme ai Pogues "Jack's Heroes" dedicato alla nazionale dell'Eire in vista dei mondiali di calcio italiani... Provate a guardarvi il video!
Ultimamente le sue condizioni di salute erano peggiorate e molti musicisti irlandesi, tra i quali Shane McGowan, gli U2, Sinèad O'Connor, i Grateful Dead, Christy Moore, Bob Geldof, i The Chieftains, avevano inciso in suo onore "The Ballad of Ronnie Drew".
Ronnie alza ancora molte pinte per noi!
RIP


And as usual, the drinks are on Ronnie.
Here's to the Ronnie, the voice we adore
Like coals from a coal bucket scraping the floor
Sing out his praises in music and malt
And if you're not Irish, that isn't your fault
Raise up our voices like dogs in a pack
Thankful for honest men we never lack
We got 'em by twenties, we got 'em by ones
Them and their daughters and all of their sons
Here's to you, Ronnie Drew
Here's to you, Ronnie Drew
Ronnie Drew, we love you, yes we do
Here's to you, Ronnie Drew, here's to you
And what's it to any man whether or no'
Whether I'm easy or whether I'm true
As I lifted her petticoat easy and slow
And I tied up me sleeve for to buckle her shoe
Get up and go at it, five until five
When the whistle says beat it we come back alive
He'll sing to the heavens, he's stormy as hell
And wherever he goes, we'll be wishing him well
Here's to you, Ronnie Drew
Here's to you, Ronnie Drew
Ronnie Drew, we love you, yes we do
Here's to you, Ronnie Drew, here's to you
The dawn and the dust, the wise, the unjust
Kids in gambling games
The unheard, the unseen, the unwashed and the clean
Where the streets all have names
Baggot Street, Leeson Street, right on to Stephens Street
With lovers and loners who can hear all intoners
The goths and the ravers, immigrants and traders
Sing out Ronnie Drew
A life for a life or a hand for a hand
Trust in the music and strike up the band
The more that we sing the less that we fight
Time and again this is proved to be right
Build you a statue on St. Stephen's Green
No fairer monument ere to be seen
The statue of Ronnie Drew holding the hand
Of a girl with her hair in a black velvet band
Here's to you, Ronnie Drew
No stranger to devils or angles to tell
Here's to you, Ronnie Drew
A friend of a friend of a friend of a friend of a friend to you
Ronnie Drew, we love you, yes we do
Here's to you, Ronnie Drew, here's to you
Here's to you, Ronnie Drew, here's to you, Ronnie Drew
Here's to you, Ronnie Drew, here's to you, Ronnie Drew
And what's it to any man whether or no'
Whether I'm easy or whether I'm true
As I lifted her petticoat easy and slow
And I rolled up me sleeve for to buckle her shoe


 




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24 luglio 2008

La furbiZZIa della poliZZia

 Sulle nuove divise 'polizzia' (con due z)
"L'appalto dato a una società polacca"


da Quotidiano.net

E' successo nel 2007 e l'intero stock ovviamente è stato buttato. Com'è potuto accadere? 'Colpa' di una norma che imponeva di scegliere le ditte con contratti al massimo ribasso

Roma, 23 luglio 2008 - L'obiettivo dichiarato era quello di risparmiare. Ma a volte, si sà, si esagera. Lo sanno bene i poliziotti italiani che nel 2007 si sono visti recapitare le divise nuove con la scritta "polizzia". Si, proprio polizia con due «z».

 

Risultato: inutilizzabile tutto l'immenso stock. Cosa era successo? La pubblica amministrazione - racconta all'Agi Paolo Varesi, responsabile del coordinamento per la sicurezza dell'Ugl - aveva stabilito che per le forniture gli apparati dello Stato dovevano scegliere i contratti al massimo del ribasso. Il che aveva costretto chi si occupa della fornitura del vestiario per i poliziotti ad abbandonare la ditta italiana fornitrice e a firmare il contratto - per una quantità enorme di divise - con una società polacca.

 

Non è andata meglio con le scarpe: nelle scatole, spesso, è stata trovata una scarpa numero 41 e una numero 44. A volte si doveva cercare nei vari magazzini per trovare due scarpe della stessa misura e foggia.


Il risultato, a dir poco avvilente, ha quindi costretto la pubblica amministrazione a cancellare la norma. Visto però che i soldi erano stati spesi e che il danno era ormai fatto, al Viminale si è fatto ricorso ai fondi di magazzino degli ultimi anni. Risultato: può accadere - come rivela Paolo Varesi - di incontrare poliziotti vestiti in maniera diversa.

N.C.




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23 luglio 2008

Brilla più forte Speranza...

...Riprende vigore Polaris, punto cardinale e non solo simbolico faro d'orientamento dell'uomo..inspiegabile?

 

da Lastampa.it


Un gruppo di ricerca australiano, scozzese e americano ha annunciato ialla conferenza Cool Stars 15 in Scozia che la stella polare a ripreso a brillare e quindi non sarebbe destinata a imminente morte.

La stella polare, punto di orientamento per i naviganti sin dall’antichità per la sua posizione sempre fissa sul Polo Nord si trova nell’Orsa Minore a oltre 433 anni luce dalla Terra.

Appartiene al gruppo delle Cefeidi, astri variabili giunti alla fine della loro vita che devono le variazioni di luminosità all’espansione e alla compressione dei gas che compongono la loro atmosfera. Nel caso della stella polare la variazione avviene nel giro di pochi giorni.

Il fenomeno però si era ridotto dal 10% di 100 anni fa al 2% della fine degli anni ’90, lasciando supporre che fine della stella fosse vicina. Per osservare in diretta lo spegnersi definitivo della sua luce era stata avviata da più continenti una fitta campagna di osservazioni sia da telescopi basati a terra sia spaziali.

Con grande sorpresa, i dati raccolti hanno dimostrato che la stella del nord ha invertito “la sua rotta” incrementando la sua attività e la sua luminosità fino a mostrare una variazione di brillantezza del 4%, «come se stesse respirando» ha osservato Dennis Stello dell’università di Sydney che ha contribuito allo studio. Le ragioni del fenomeno sono ancora inspiegabili, per chiarirle il gruppo di ricerca autore della scoperta che sarà pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal, ha programmato di incrementare le osservazioni.

 




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12 luglio 2008

Giustizia all'italiana/2

...Per la strage di Bologna (85 morti, la strage più grave in Europa fino agli attentati di Madrid del 2004) sono stati condannati dopo una lunga trafila processuale che li aveva visti inizialmente assolti, Mambro e Fioravanti, in quanto esponenti principali dei Nar.
La verità su quella strage, quella che Cossiga liquida con poche parole in questa intervista, la conoscono più o meno tutti da destra a sinistra, eppure nessuno ha il coraggio di mettere mano sulle verità nascoste di quegli anni.
Tanto che solo un anno fa, è stata confermata la condanna a 30 anni per Luigi Ciavardini, accusato di essere stato colui che fisicamente ha piazzato l'esplosivo.
I parenti delle vittime sono contenti così, per il loro dolore di cui bisogna comunque avere rispetto, è sufficiente avere un colpevole.

Ma quando sarà che sarà fatta luce su una delle pagine più buie del nostro paese? Quando quelle 85 vittime avranno giustizia? Quando scoccherà l'Ora della Verità?

da corriere.it

Cossiga compie 80 anni: Moro?
Sapevo di averlo condannato a morte

«La strage di Bologna, fu un incidente della resistenza palestinese»



Presidente Cossiga, auguri per i suoi ottant'anni. Lei è sempre malatissimo, e tende sempre a relativizzare il suo cursus honorum — Viminale, Palazzo Madama, Palazzo Chigi, Quirinale —. Eppure la vita le ha dato longevità e potere. Come se lo spiega?
«Ma io sono ammalatissimo sul serio! Nove operazioni, di cui cinque gravi, una della durata di sette ore, seguita da tre giorni di terapia intensiva. Ma resisto. Come si dice in sardo: "Pelle mala no moridi"; i cattivi non muoiono. E io buono non sono. Io relativizzo tutto quello che non attiene all'eterno. E poi, come spiego in un libro che uscirà a ottobre, "A carte scoperte", scritto con Renato Farina, tutte le cariche le ho ricoperte perché in quel momento e per quel posto non c'era nessun altro disponibile. Io uomo di potere? Sempre a ottobre uscirà un altro libro — "Damnatio memoriae in vita" — con tutti gli articoli, lettere e pseudo saggi di insulti e peggio pubblicati durante il mio settennato contro di me da Repubblica ed Espresso ».

A trent'anni dalla morte di Moro, il consulente che le inviò il Dipartimento di Stato, Steve Pieczenick, ha detto: «Con Cossiga e Andreotti decidemmo di lasciarlo morire». Quell'uomo mente? Ricorda male? Ci fu un fraintendimento tra voi? O a un certo punto eravate rassegnati a non salvare Moro?
«Quando, con il Pci di Berlinguer, ho optato per la linea della fermezza, ero certo e consapevole che, salvo un miracolo, avevamo condannato Moro a morte. Altri si sono scoperti trattativisti in seguito; la famiglia Moro, poi, se l'è presa solo con me, mai con i comunisti. Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l'interesse del suo nipotino Luca».

Esclude che le Br furono usate da poteri stranieri che volevano Moro morto?
«Solo la dietrologia, che è la fantasia della Storia, sostiene questo. Tutta questa insistenza sulla "storia criminale" d'Italia è opera non di studiosi, ma di scribacchini. Gente che, non sapendo scrivere di storia e non essendo riusciti a farsi eleggere a nessuna carica, scrivono di dietrologia. Fantasy, appunto ».

Quale idea si è fatto sulle stragi definite di «Stato», da piazza Fontana a piazza della Loggia? La Dc ha responsabilità dirette? Sapeva almeno qualcosa?
«Non sapeva nulla e nessuna responsabilità aveva. Molto meno di quelle che il Pci (penso all'"album di famiglia" della Rossanda) aveva per il terrorismo rosso».

Perché lei è certo dell'innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli?
«Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche».

Scusi, i palestinesi trasportavano l'esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato?
«Divenni presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: "Quel missile è mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano"».

C'è qualcosa ancora da chiarire nel ruolo di Gladio, di cui lei da sottosegretario alla Difesa fu uno dei padri?
«I padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del Sifar. Io ero un piccolo amministratore. Anche se mi sono fatto insegnare a Capo Marrangiu a usare il plastico».

Il plastico?
«I ragazzi della scuola di Gladio erano piuttosto bravi. Forse oggi non avrei il coraggio, ma posseggo ancora la tecnica per far saltare un portone. Non è difficile: si manipola questa sostanza che pare pongo, la si mette attorno alla struttura portante, quindi la si fa saltare con una miccia o elettricamente... ».

E' sicuro che il plastico di Gladio non sia stato usato davvero?
«Sì, ne sono sicuro. Gli uomini di Gladio erano ex partigiani. Era vietato arruolare monarchici, fascisti o anche solo parenti di fascisti: un ufficiale di complemento fu cacciato dopo il suo matrimonio con la figlia di un dirigente Msi. Quasi tutti erano azionisti, socialisti, lamalfiani. I democristiani erano pochissimi: nel mio partito la diffidenza antiatlantica è sempre stata forte. Del resto, la Santa Sede era ostile all'ingresso dell'Italia nell'Alleanza Atlantica. Contrari furono Dossetti e Gui, che pure sarebbe divenuto ministro della Difesa. Moro fu costretto a calci a entrare in aula per votare sì. E dico a calci non metaforicamente. Quando parlavo del Quirinale con La Malfa, mi diceva: "Io non c'andrò mai. Sono troppo filoatlantico per avere i voti democristiani e comunisti"».

Qual è secondo lei la vera genesi di Tangentopoli? Fu un complotto per far cadere il vecchio sistema? Ordito da chi? Di Pietro fu demiurgo o pedina? In quali mani?
«Credo che gli Stati Uniti e la Cia non ne siano stati estranei; così come certo non sono stati estranei alle "disgrazie" di Andreotti e di Craxi. Di Pietro? Quello del prestito di cento milioni restituito all'odore dell'inchiesta ministeriale in una scatola di scarpe? Un burattino esibizionista, naturalmente ».

La Cia? E in che modo?
«Attraverso informazioni soffiate alle procure. E attraverso la mafia. Andreotti e Craxi sono stati i più filopalestinesi tra i leader europei. I miliardi di All Iberian furono dirottati da Craxi all'Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano. In più, gli anni dal '92 in avanti sono sotto amministrazioni democratiche: le più interventiste e implacabili».

Quando incontrò per la prima volta Berlusconi? Che cosa pensa davvero di lui, come uomo e come politico?
«Era il 1974, io ero da poco ministro. Passeggiavo per Roma con il collega Adolfo Sarti quando incontrai Roberto Gervaso, che ci invitò a cena per conoscere un personaggio interessante. Era lui. Parlò per tutta la sera dei suoi progetti: Milano 2 e Publitalia. Non ho mai votato per Berlusconi, ma da allora siamo stati sempre amici, e sarò testimone al matrimonio di sua figlia Barbara. Certo, poteva fare a meno di far ammazzare Caio Giulio Cesare e Abramo Lincoln...».

Ci sono accuse più recenti.
«Non facciamo i moralisti. Il premier britannico Wilson fece nominare contessa da Elisabetta la sua amante e capo di gabinetto. Noi galantuomini stiamo con la Pompadour. Quindi, stiamo con la Carfagna ».

Lei non è mai stato un grande estimatore di Veltroni. Come le pare si stia muovendo? Resisterà alla guida del Pd, anche dopo le Europee?
«E che cosa è il Pd? Io mi iscriverei meglio a ReD, il movimento di D'Alema, di cui ho anche disegnato il logo: un punto rosso cerchiato oro. Veltroni è un perfetto doroteo: parla molto, e bene, senza dire nulla. Perderà le Europee, ma resisterà; e l'unica garanzia per i cattolici nel Pd che non vogliono morire socialisti».

Perché le piace tanto D'Alema?
«Perché come me per attaccare i manifesti elettorali è andato di giro nottetempo con il secchio di colla di farina a far botte. Perché è un comunista nazionale e democratico, un berlingueriano di ferro, e quindi un quasi affine mio, non della mia bella nipote Bianca Berlinguer che invece è bella, brava e veltroniana. E poi è uno con i coglioni. Antigiustizialista vero, e per questo minacciato dalla magistratura ».

Cosa pensa dei giovani cattolici del Pd? Chi ha più stoffa tra Franceschini, Fioroni, Follini, Enrico Letta?
«Sono una generazione sfortunata. Il loro futuro è o con il socialismo o con Pierfurby Casini».

Come si sta muovendo suo figlio Giuseppe in politica? E' vero che lei ha un figlio "di destra" e una figlia, Annamaria, "di sinistra"?
«Li stimo molto entrambi. Tutti e due sono appassionati alla politica come me. Mia figlia è di sinistra, dalemiana di ferro, e si iscriverà a ReD. Mio figlio è un conservatore moderno, da British Conservative Party. Io pencolo più verso mio figlio».

E' stato il matrimonio il grande dolore della sua vita?
«Non amo parlare delle mie cose private. Posso solo dire che la madre dei miei figli era bellissima, intelligentissima, bravissima, molto colta. Che ha educato benissimo i ragazzi. E che io l'ho amata molto».

Aldo Cazzullo


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12 luglio 2008

Giustizia all'italiana/1

 
...rapini un coglione qualunque, e probabilmente non verrai mai neanche denunciato, scippi l'orologio al conduttore e il giudice infligge pene 'esemplari', notare bene, superiori anche alle richieste del pm...applausi per la passerella a giudici e conduttore!

ps. tra l'altro chi che non darebbe volentieri una legnata a sposini?

da IlMessaggero.it

ROMA (4 luglio) - Pene esemplari sono state inflitte a quattro ragazzi napoletani accusati aver compiuto diverse rapine, tra l'ottobre e il novembre 2007, nella capitale ai danni di persone della "Roma bene" e anche del giornalista Lamberto Sposini. Le pene sono state inflitte con rito abbreviato dal gup Giorgio Maria Rossi: dieci anni di reclusione al 27enne Gianluca Corrado (il pm aveva chiesto una condanna a otto anni), nove anni e quattro mesi al 20enne Marco Fischetti (il pm aveva sollecitato una condanna a otto anni), sei anni al 21enne Gennaro De Blasio (come chiesto dal pm), cinque anni e quattro mesi al 29enne Vincenzo Grande (il pm aveva chiesto una condanna a otto anni).

Secondo l'accusa gli imputati avrebbero compiuto insieme quattro rapine dietro la minaccia di una pistola. Questi "colpi" fruttarono sei orologi di valore, sette cellulari, una catenina d'oro, una fotocamera e poco meno di mille euro in contanti. Ad alcuni degli imputati sono poi contestate altre rapine compiute individualmente, sempre con bottini di cellulari, contanti e orologi di marca. Tra queste anche quella, compiuta il 20 ottobre 2007, ai danni di Sposini, e contestata solo a Marco Fischetti. 

il giornalista fu colpito con pugni  in diverse parti del corpo e alla testa con un corpo contendente, che gli causò contusioni escoriate al volto e un trauma contusivo, con una prognosi di dieci giorni. A Sposini fu rubato un orologio del valore di cinquemila euro.


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1 giugno 2008

Esordisce un nuovo mostro a due teste

Si federano le associazioni delle due categorie che realizzano in Italia i profitti maggiori, speculando sul loro ruolo e sulla prostazione della politica agli interessi economici. Nasce così un altro mega-cartello di interessi. Ovvero come il capitalismo all'italiana funziona, tanti profitti, zero concorrenza.




ABI(associazione bancaria italiania)-ANIA (associazione nazionale delle assicurazioni) : FAISSOLA, E' TRAGUARDO DI TAPPA

(ANSA) - ROMA, 30 MAG - "E' stata costituita oggi ufficialmente la Federazione Abi e Ania: si tratta - come ha spiegato il presidente dell'Abi Corrado Faissola - di un traguardo non definitivo ma di tappa, verso l'ulteriore semplificazione della rappresentanza". La firma dell'atto costitutivo è avvenuta oggi presso la sede dell'Abi tra lo stesso numero uno dell'Associazione Bancaria, Corrado Faissola, e il presidente dell'Ania Fabio Cerchiai. A Cerchiai andrà la presidenza della federazione per il primo anno. Faissola ha spiegato che il traguardo successivo alla costituzione della federazione tra Abi e Ania sarà quello di promuovere con altre associazioni rappresentative del mondo delle imprese la realizzazione di una più alta convergenza di forze imprenditoriali sul temi di interesse comune. Cerchiai ha precisato che la federazione è stata voluta unanimemente dalle banche e dalle assicurazioni. Questo rafforzamento della rappresentanza è "sicuramente da vedere come una dichiarazione di intenti di una collaborazione stretta con altre associazioni imprenditoriali che ricoprono un ruolo determinante nello sviluppo dell'economia italiana". (ANSA).


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1 giugno 2008

Maratona in 'solitario'...

 
Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà (Ennio Flaiano)



da IlMessaggero.it

In Danimarca la prima maratona di masturbazione in Europa

ROMA (1 giugno) - Potevano presentarsi nudi o con abbigliamenti sexy, il volto coperto da una mascherina, poi giornali porno e giocattoli erotici a volontà, per la maratona della masturbazione. Più di dieci ore dedicate al sesso in una a cittadina vicino a Copenhagen, Ishoej. Uomini e donne dai 18 anni in su hanno gareggiato, dalle 11 del mattino sino alle 10 di sera nella struttura per spettacoli Swingland. Alla fine non è manacata la premiazione per la migliore prestazione di autoerotismo. L'iniziativa, organizzata dalla sessuologa locale Pia Struck, è ispirata da una kermesse analoga negli Stati Uniti, "Masturbate-a-Thon", che si tiene tutti gli anni dal 1998.

I partecipanti non potevano toccarsi fra di loro, ma potevano «ispirarsi» guardando quello che facevano gli altri. Erano rigorosamente proibiti alcool, fumo e droghe, ma venivano distribuiti gratuitamente te, caffè e bevande. Alla manifestazione in Danimarca hanno partecipato fra gli altri gli attivisti di “Fuck for Forest”, volontari che vendono i video con i loro rapporti sessuali per finanziare la salvaguardia delle foreste.


 




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20 maggio 2008

Giustizia per Filippo!

La Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza che ha scagionato il tifoso catanese Antonio Speziale dall'accusa di omicidio dell'agente di Polizia Filippo Raciti. E' insomma ufficiale che l'allora diciassettenne catanese fu solo un capro espiatorio, usato per coprire evidentemente una realtà scomoda: l'incapacità investigativa della Ps, o qualcosa di più grave, come la volontà di coprire una verità che non si vuole rivelare?

Molti fin dall'inizio, compreso il settimanale L'Espresso, hanno espresso delle riserve sulle accuse a Speziale, contro il quale è stato subito evidente, non c'erano prove.

L'avvocato Lorenzo Contucci, tramite il suo
sito, uno dei più letti in Italia, aveva da subito formulato l'ipotesi che a uccidere Filippo Raciti fossero stati i suoi stessi colleghi, ovviamente in maniera accidentale. Le omissioni e le falsità raccontate fino ad ora dagli inquirenti, vanno ab contrario ad avvalorare questa ipotesi. Di sicuro si è, nonostante per l'opinione pubblica sia stata confezionata una verità pronta da consumare, siamo lontani dalla verità.

La sensazione è che come per il caso di Gabriele Sandri, lo stato copra le responsabilità di qualcuno, per criminalizzare la stessa categoria, gli ultras. In mezzo ci sono due uomini assassinati, due omicidi, due assassini ancora in libertà.

Forse come per Gabriele, sarebbe il caso di cominciare a chiedere anche GIUSTIZIA PER FILIPPO!




(Ansa) Fu sbagliato arrestare Antonino Speziale per l’omicidio dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, avvenuto il 2 febbraio del 2007 in seguito agli scontri all’esterno dello stadio di Catania, in quanto il suo arresto è avvenuto solo sulla base di "forse" ma non di prove certe. Ecco perché la V sezione penale, lo scorso 29 aprile ha annullato senza rinvio l’ordinanza del 24 gennaio con la quale il Tribunale della libertà per i minori di Catania aveva disposto l’affidamento in comunità per Antonino Speziale.

La ricostruzione della sentenza Nella sentenza 19642 depositata oggi, piazza Cavour spiega che "non è possibile stabilire che il sotto lavello sia lo strumento che ha cagionato le lesioni mortali di Raciti". Come ricostruisce la sentenza, "Speziale era stato ripreso in un filmato mentre con altri si dirigeva contro i poliziotti disposti a barriera, con un sotto lavello a mò di ariete. E, seppure non erano acquisite immagini dell’urto, si ipotizzava che con esso fosse stato colpito Raciti, che era morto a seguito di lacerazioni epatiche, per emorragia interna circa un’ora e mezza dopo il momento della ripresa".

Troppi "forse" La Cassazione, però, accogliendo il ricorso della difesa di Speziale dice chiaramente che "non basta la coincidenza di alcuni forse". Più chiaramente scrivono gli ermellini che "la supposizione che la persona indicata da Raciti corrisponda a quella che è stata ripresa mentre portava con altri il lavello e che non nega all’amico di aver cagionato alcun guasto, non si sana con il fatto che non è del tutto escluso peritalmente che quello sia stato il mezzo di produzione dell’evento, solo perchè al momento non se ravvisano altri". Anzi, aggiunge ancora la Cassazione, "il forse ripetuto non solo resta tale, ma moltiplica l’effetto di dubbio. E la nuova ordinanza dimostra allo stato incolmabile la lacuna.


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12 maggio 2008

Nervosismo nerazzurro...

Il calcio (non) è un gioco....

da gazzetta.it

Rabbia Materazzi, Ne fa le spese la tv

A Pisa un tifoso nerazzurro, imbufalito per il rigore fallito dal difensore dell'Inter, getta la televisione dalla finestra: denunciato


Moratti Il 'Signore'

PISA, 12 maggio 2008 - Quando Materazzi ha sbagliato il rigore-scudetto per l' Inter, e mentre la Roma con Panucci e De Rossi volava a meno un punto dal tricolore, lui non ci ha visto proprio più: ha afferrato il suo tv color 28 pollici e l'ha buttato dalla finestra di casa sua, un appartamento al secondo piano di via San Benedetto, alla prima periferia di Pisa. Protagonista un tifoso interista, il cui televisore è esploso nell'aiuola condominiale. L'uomo è stato denunciato dalla polizia per lancio pericoloso di oggetti.




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7 maggio 2008

Parla il Male...

Di seguito il comunicato del Veneto Fronte Skinheads, il gruppo contro il quale subito i media hanno puntato il dito dopo l'infame assassinio di Nicola Tommaselli.

Non per vicinanza ideologica, ma per completezza di informazione (visto che i sinistri che siamo un paese a libertà limitata di informazione se lo ricordano solo quando c'è di mezzo il berlusca...)


Comunicato VFS

Con questo comunicato ufficiale l’Associazione Culturale Veneto Fronte Skinheads condanna fermamente ancora una volta quanto accaduto a Verona nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio e il suo tragico epilogo, frutto della più becera e stupida violenza gratuita mossa solamente dalla noia e dalla povertà morale di certi individui, e vuole prendere categoricamente le distanze da questi cinque balordi che nulla hanno a che spartire con noi.
Vogliamo rivolgerci direttamente alla famiglia del povero Nicola, esprimendo il nostro più sentito cordoglio, mossi da quella lealtà e onestà che sempre ha contraddistinto il buon nome della nostra Associazione e dei nostri associati che mai si sono macchiati di simili gratuite efferatezze.
Capiremo anche il loro rifiuto nell’accettare questa nostra sincera e sentita presa di posizione, che certamente non è rivolta a ricevere lo scagionamento per qualcosa di cui non siamo responsabili, ma semplicemente per far capire che in una società oramai allo sbando i mostri non siamo noi Skinheads Veneti.
SINCERAMENTE
Il portavoce




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30 aprile 2008

E' uno sporco lavoro...

... ma qualcuno lo deve fare; il lavoro in questione è quello di continuare a far passare più tempo possibile prima di arrivare al processo dell'assassino luigi spaccarotella, agente di ps ancora in servizio, nonostante appunto colpevole evidente di reato di omicidio volontario. La vita professionale dell'assassino di Gabriele Sandri prosegue, così come la sua vita privata; senza bisogno di essere giustizialisti o forcaioli, ci si chiede se si fosse trattato di un commerciante o anche di un qualsiasi altro dipendente dello stato, il sig. spaccarotella sarebbe libero e nel pieno delle funzioni lavorative?


da Ilgiornale.it

Caso Sandri, Spaccarotella trasferito a Firenze

Firenze
- Luigi Spaccarotella, l’agente della polstrada di Arezzo accusato di aver ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri sparando due colpi di pistola all’autogrill di Badia al Pino (Ar) l’11 novembre scorso, ha ripreso servizio a Firenze. Dopo un lungo periodo di malattia, l’amministrazione della polizia di Stato ha deciso di trasferirlo alla Polfer di Santa Maria Novella, compartimento della Toscana. Lo scrive oggi "Il Giornale della Toscana".

L’assegnazione è stata ufficializzata la settimana scorsa, tanto che il giovane agente è già arrivato a Firenze. Di fatto Spaccarotella prenderà servizio tra una quindicina di giorni per questioni burocratiche. L’agente sarebbe stato piazzato alla "Coc": centrale operativa compartimentale della Toscana. Si tratta di una struttura che si occupa di coordinare tutte le chiamate all’interno delle stazioni ferroviarie.

Ma l’aspetto singolare è un altro: tra le tante altre mansioni, la "Coc" si occupa anche di tifosi. Infatti, se arriva un treno di ultras diretti allo stadio, è sempre la centrale operativa ad organizzare le scorte ai supporter. Intanto, il processo che vede imputato il poliziotto va avanti: è slittata al 25 settembre prossimo l’udienza preliminare.

Il processo si terrà davanti al gup Simone Salcerini che deciderà se rinviare a giudizio Spaccarotella davanti alla corte d’assise o avviare il rito abbreviato. La richiesta di rinvio a giudizio era stata presentata dal procuratore Di Cicco e dal pm Ledda ai primi di aprile. Per l’agente l’accusa è di omicidio volontario.



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30 aprile 2008

Fuck prots!



 
SCOZIA Boruc e la maglia per il Papa: c' è l' inchiesta GLASGOW Il derby di Glasgow contrappone cattolici (Celtic) e protestanti (Rangers): il portiere polacco dei biancoverdi, Artur Boruc, stanco di sentire cori contro Wojtyla, ha deciso di reagire. Al termine della gara vinta dal Celtic 3-2, Boruc ha sfoggiato una maglia con la foto di Giovanni Paolo II e la scritta «Dio benedica il Papa». Polemiche e inchiesta della federcalcio




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20 aprile 2008

La mitica tesi di laurea?Una sveltina...

...sempre che i prof ne abbiano voglia!

Oggi qualcuno si accorge che l'obiettivo degli standard europei ha ridotto le nostre università a diplomifici...



inchiesta pubblicata su repubblica.it

Esami finali lampo, commissari sommersi di tesi. Un docente relatore 51 volte in 3 giorni
In alcuni atenei alla triennale l'elaborato finale non si discute più. Ma qualcuno protesta

Università, cerimonie addio
e la laurea arriva in un minuto

Anche alla specialistica il tempo per i candidati varia: decidono le facoltà
di ANDREA BETTINI

ROMA - Ognuno fa un po' come vuole, su questo non c'è discussione. Nel variegato mondo dell'autonomia universitaria ogni ateneo può legittimamente stabilire in proprio come far laureare i suoi studenti e così le soluzioni proposte in giro per l'Italia, in particolare per le triennali, sono completamente diverse tra loro. In alcuni casi, però, a lamentarsi di queste scelte sono i laureandi, che a volte hanno a disposizione pochissimo tempo per discutere la tesi, sempre che la discussione sia ancora prevista dall'ordinamento didattico.

Laureati senza discutere. In alcune università i corsi triennali si concludono senza la tradizionale discussione pubblica di fronte ad una commissione di docenti. Succede ad esempio alla Bocconi e, sempre a Milano, alla facoltà di Economia della Bicocca, dove gli studenti consegnano una relazione che viene poi valutata dal relatore. Alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Cagliari, invece, non è nemmeno obbligatorio fare la tesi: si può decidere se scriverla e discuterla oppure se sostituirla con degli esami aggiuntivi.

È probabilmente un sogno per molti universitari terrorizzati dall'idea di sostenere la classica prova finale, ma può essere anche una bella delusione per i familiari. A Pavia, dove la facoltà di Economia ha preso la stessa decisione della Bocconi, la protesta di una mamma è finita sul giornale. "Ore 15: venticinque laureandi (accompagnati da genitori, parenti e amici felici e orgogliosi dell'obbiettivo raggiunto dai propri ragazzi); ore 15.30 tutto finito!", ha scritto la signora alla Provincia Pavese. "I laureandi sono stati 'schierati' come in caserma, proclamati dottori in economia senza avere avuto il piacere di esporre e discutere la loro tesi; genitori, parenti e amici trattati come 'inutili e povere comparse' (io non sono nemmeno riuscita a vedere mio figlio e sentire la sua votazione perché purtroppo non sono brava a spingere le persone per ottenere un posto in prima fila); relatori che hanno incaricato i propri assistenti per questa 'noiosa incombenza di 30 minuti'". "Le lauree triennali da noi si svolgono così dal 2001 ed è tutto scritto nella Guida dello studente", replica il preside di Economia Carluccio Bianchi. "Capisco che la madre non fosse informata, ma il figlio... Nell'80% dei casi l'elaborato finale è una relazione sullo stage svolto in azienda dallo studente, negli altri è una breve ricerca di 20-30 cartelle che sostituisce lo stage: non è una vera tesi e per questo non viene discussa".


Relatori da record. Anche negli atenei dove alla fine del percorso triennale è prevista la discussione, spesso il tempo a disposizione dello studente è davvero minimo. In genere al candidato è dedicato un quarto d'ora, ma in molti casi questi deve riassumere il suo lavoro in sette o persino in cinque minuti, ai quali si può poi sommare un'altra manciata di minuti per rispondere ad eventuali domande.

Il risultato è che in mezza giornata molte commissioni riescono a smaltire anche quindici o più laureandi. Alla facoltà di Scienze sociali dell'Università degli studi "G. D'Annunzio" di Chieti e Pescara, il 13 marzo scorso in mattinata, davanti a una commissione sono state discusse 19 tesi in Sociologia e, nel pomeriggio, una seconda ne ha valutate altre 19. Due performance davvero notevoli, sulle quali si innesta probabilmente un vero e proprio record: tutte queste tesi avevano infatti come relatrice la stessa professoressa, che conteggiando anche le lauree triennali del giorno precedente e le specialistiche di quello successivo ha seguito, per quella sessione, un totale di 51 studenti. "Nell'ultima sessione abbiamo dovuto fronteggiare un'inattesa ondata di 180 laureandi", dice il preside Michele Cascavilla. "Per la triennale comunque si fa un lavoro di 40-50 cartelle: 10-15 minuti sono sufficienti per discuterlo. In ogni caso, è la commissione a decidere il tempo necessario. Per quanto riguarda la distribuzione delle tesi tra i docenti, sono gli studenti a scegliere la materia che più li interessa: se un professore ha abbastanza tempo e pazienza, chi gli può vietare di accettarli?".

La lunga attesa. Alcune università italiane hanno poi messo a punto delle procedure che, come effetto collaterale, spesso diluiscono la gioia per la conclusione degli studi. Non sempre, infatti, la proclamazione è nello stesso giorno della discussione. Così dopo aver affrontato la commissione bisogna aspettare, mentre i parenti, se vogliono assistere ad entrambi questi momenti, devono fare due giri all'università. A Bologna, alla facoltà di Scienze della comunicazione, il 27 marzo scorso si è svolta la cerimonia per proclamare laureati gli studenti della triennale che avevano discusso la tesi nella prima metà del mese. A Padova, alla facoltà di Ingegneria, i laureati tra l'8 gennaio e il 28 aprile di quest'anno dovranno attendere fino alla metà di maggio per far festa.

Specialistiche variabili. Per la laurea specialistica la procedura cambia, ma anche qui sono gli atenei e le singole facoltà a dettare le regole. La discussione è una prassi ed in media il tempo a disposizione del candidato è di circa 20 minuti. Questa durata però varia, talvolta in modo considerevole: ad Economia a Padova, ad esempio, tra il 7 e il 13 marzo ad ogni candidato è stata dedicata mezz'ora; alla facoltà di Psicologia 2 dell'università "La Sapienza" di Roma, invece, i laureandi sono valutati molto più rapidamente. "Di solito i lavori vengono presentati in circa dieci minuti, in qualche caso in un quarto d'ora", dice la professoressa Lucia Mannetti, che il 17 marzo scorso era presidente di una commissione che ha giudicato diciotto candidati a partire dalle 14. "Quella è stata una giornata quasi eccezionale - aggiunge - in genere si esaminano una dozzina di tesi".

La fine della tesi. Mentre i neolaureati festeggiano - e magari regalano una copia rilegata del loro sudato lavoro alla nonna e agli amici più cari -, capita poi che gli atenei trattino gli elaborati in modo discutibile. All'università di Chieti e Pescara, dove secondo alcuni rappresentanti degli studenti "in certe facoltà le discussioni durano 7-8 minuti e a volte anche meno, soprattutto per le triennali", si è verificato un episodio che non è piaciuto agli universitari. "L'anno scorso - racconta Filippo Suessli dell'associazione studentesca 360 Gradi - abbiamo scoperto moltissime tesi di laurea in un archivio sotterraneo nel Polo di Lettere: erano ammassate e gettate a terra in mezzo alla sporcizia. Dopo la pubblicazione di alcune foto sul nostro giornale la situazione si è più o meno risolta e, soprattutto, il locale è stato chiuso a chiave".
(9 aprile 2008)


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